Gli affreschi più famosi del mondo: la Cappella Sistina

Sede storica dei Conclavi della Chiesa Cattolica e delle principali cerimonie Vaticane, teatro di innumerevoli incoronazioni papali del passato e decorata con i più grandi capolavori dell'arte occidentale, sacra e non che sia, il nome della Cappella Sistina è conosciuto e la vista dell'operato di Michelangelo bramata dall'intero globo. Ma com'è nata questa meraviglia del mondo? E chi sono gli artefici dei suoi affreschi?

Cenni storici
La Cappella Sistina, nonostante il suo nome nell'immaginario collettivo sia sinonimo di Michelangelo e Giudizio Universale, non si è imposta fin da subito negli annali della storia dell'arte - anzi, in origine non aveva né quegli affreschi, né il nome con cui la conosciamo ora, né la medesima estensione.

La sua storia comincia, almeno ufficialmente, nel 1368: è infatti di quell'anno il primo documento che menziona l'esistenza di una cappella papale in Vaticano, e sebbene la testimonianza ne dica ben poco gli studiosi sono certi di due cose. La prima è che le sue decorazioni originarie risalgono all'anno successivo, ad opera di Giottino e Giovanni da Milano, e la seconda è che, come molti altri elementi architettonici e monumenti della Città Eterna, anch'essa era rimasta gravemente danneggiata dall'abbandono, dall'incuria e dalle lotte civili del periodo della cattività avignonese.

Un triste rudere, dunque, nel momento in cui Sisto IV sale al soglio pontificio nell'agosto del 1471 - ma un rudere che sarà alla base del suo grande progetto di rinnovazione della struttura, infrastruttura e arte dell'Urbe, di cui la cappella palatina è l'esempio più lampante. La data di conclusione dei lavori è incerta, ma è solitamente indicata tra la primavera e l'estate del 1481 poiché testimonianze di quel periodo raccontano dell'affrescatura e della decorazione delle pareti; il completamento definitivo, però, si ha con la consacrazione della cappella all'Assunzione della Vergine Maria, tenuta durante la messa del 15 agosto 1483.

Non solo Michelangelo: gli artisti della Cappella Sistina
Come già menzionato, nell'immaginario collettivo e nella cultura popolare 'Cappella Sistina' equivale esclusivamente o quasi al 'Giudizio Universale' di Michelangelo - un dettaglio indubbiamente lusinghiero per l'artista e testimonianza di quanto grande sia stata e sia a tutt'oggi la sua opera, ma che fa un terribile torto agli altri artisti che hanno decorato questo spazio.

Ce ne si dimentica fin troppo spesso, ma la bellezza della Cappella Sistina non si esaurisce col solo Buonarroti e la sua opera magna: ad attendere lo spettatore attento c'è la 'Vocazione dei Primi Apostoli' di Domenico Ghirlandaio, la celeberrima 'Consegna delle Chiavi' di Pietro Perugino e la 'Punizione dei Ribelli' di Botticelli, solo per citare tre dei più famosi, ma tutte le pareti - per non parlare delle volte - sono gremite di opere straordinarie.

Rimandi e disposizioni: dove e perché si trovano gli affreschi
È interessante notare come le decorazioni pittoriche siano state eseguite tenendo in attenta considerazione le proporzioni architettoniche della cappella, al fine di creare una sorta di 'Bibbia visiva' ritraente vari episodi tratti dal Vecchio e Nuovo Testamento - un uso non infrequente nella storia dell'arte sacra, questo, ma che di certo qui vede uno dei suoi esempi più elevati.
La scansione delle pareti e degli affreschi è stata attentamente intervallata, in modo da formare sei spazi per altrettanti riquadri sotto ciascuna finestra delle pareti laterali e due spazi sulla parete anteriore e posteriore, mentre gli affreschi sono disposti verticalmente su tre livelli:

- il primo e inferiore, parzialmente coperto da finti tendaggi e per la cui decorazione verranno realizzati i famosi arazzi di Raffaello;
- il secondo e mediano, che riporta sulla parete sinistra le Storie di Mosé e Aronne e sulla destra invece le Storie di Gesù con tanto di rimandi e richiami all'altra parete;
- e infine il terzo e superiore, posto oltre un cornicione dall'assai pronunciato rientro e coincidente col livello delle finestre; a differenza degli altri, questo livello può essere ulteriormente suddiviso in due sottolivelli, uno recante le figure dei primi pontefici (che vanno da Pietro a Marcello) all'interno di nicchie ai lati delle pareti, e uno occupato dalle lunette affrescate da Michelangelo.

Le corrispondenze tra le opere pittoriche sulle differenti pareti sono simmetriche e del tutto intenzionali, nonché uno strumento classico dell'iconografia tipologica: esplicitate per lo spettatore dalle iscrizioni (o 'tituli', in latino) del fregio che li sovrasta, così da rendere evidente i parallelismi tra le Storie di Mosé da una parte e quelle di Gesù dall'altra, presentando il primo come precursore del secondo in deferenza a un concetto espresso da Sant'Agostino secoli addietro:

" Dio, ispiratore e autore dei libri dell'uno e dell'altro Testamento, ha sapientemente disposto che il nuovo fosse nascosto nell'antico e l'antico diventasse chiaro nel nuovo ".

Occhi al cielo: la Volta
Le opere più celebri in assoluto, però, non si trovano lungo le pareti della Cappella Sistina ma bensì sulle imponenti volte, affrescate tra il 1508 e il 1512 da Michelangelo con la sua unica, inconfondibile, impareggiabile maestria.

Adornata centralmente dai nove grandi riquadri delle Storie della Genesi, affiancate lateralmente da Ignudi (probabilmente l'uomo colto all'apice delle sue potenzialità, a metà tra il vero e proprio angelo e l'essere umano) che reggono medaglioni ritraenti Scene dal Libro dei Re, arricchita da affreschi di Sibille e Profeti sopra e dagli Antenati di Cristo nelle lunette e nelle vele sottostanti, la Volta della Cappella Sistina narrerà pure dell'origine dell'uomo (e per questo si pone fisicamente 'al di sopra' del resto delle opere, rappresentandone iconograficamente l'origine divina e quindi superiore), ma non per questo è esterna al sistema delle allegorie e dei rimandi tra Vecchio e Nuovo Testamento, anzi.

Se la connessione tra le Storie della Genesi e quelle affrescate sulle pareti della Cappella non dovesse convincere, basti osservare come gli episodi biblici rappresentati rimandino ad altri ad essi posteriori (l'Ebbrezza di Noé prefigura il Cristo schernito, ad esempio, mentre il Diluvio prefigura il Battesimo) e come i ritratti di Profeti e Sibille siano messi in relazione con gli Antenati di Cristo al fine di stabilire un parallelismo tra l'attesa del Salvatore di questi ultimi con le figure, storiche o meno, che pur ignare della religione e vissute nel mondo pagano ne avevano nondimeno predetto la venuta.

Visione d'insieme: il significato di tutto
Se ora prendiamo in considerazione la globalità di queste opere e il criterio con cui sono state sapientemente disposte, non potremo fare a meno di renderci conto di quale sia il leitmotiv che lega assieme tutte queste scene, all'infuori della loro inaudita bellezza e perizia artistica: rappresentare l'intera storia spirituale dell'umanità e della Chiesa, partendo dalla divina creazione dell'universo fino alla sua conclusione, nella maniera più vivida, intensa e toccante possibile.

La popolarità di cui la Cappella Sistina continua a godere, a distanza di ormai cinque secoli, è testimonianza sufficiente di quanto riuscito sia stato l'intento.

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13/12/2017
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