L’atmosfera fiabesca dell’Abbazia di Farfa

L'Abbazia di Farfa è uno di quei luoghi che si potrebbero facilmente definire - e in parte a buon diritto - 'dimenticati dal mondo'. Monastero della congregazione benedettina di Cassini che prende il nome dall'omonimo fiume, lo stesso cantato da Ovidio col nome di 'Farfarus', è un luogo di quiete e preghiera circondato da un piccolo borgo medioevale semideserto nella campagna della Sabina - un posto ideale, quindi, per chi volesse trovare un po' di pace e raccoglimento lontano dallo stress e dal trambusto della vita di città.
Ma non è sempre stato così, per quest'abbazia.

Farfa la Potente: l'abbazia dell'Imperatore
Ai tempi d'oro, infatti, l'Abbazia di Farfa aveva il patrocinio di Carlo Magno e aveva assoggettato a sé enormi tratti di terra nel centro Italia: era un'abbazia imperiale, svincolata dal controllo pontificio ma comunque assai vicina alla Santa Sede, al punto da fungere come punto di ritrovo per religiosi e dotti tra i più prestigiosi dell'Europa medievale e ospitare addirittura il sovrano stesso, prima della sua incoronazione in Campidoglio.
Non solo, era anche un raccordo commerciale di notevole importanza sempre in virtù della sua nomea e dei suoi possedimenti: per rendere un'idea di quanto prospero fosse il suo territorio, tanto gli odierni discendenti dei monaci di allora quanto gli storici raccontano che nel terzo decennio del IX secolo l'Abbazia possedesse una nave commerciale esentata da dazi nei porti dell'intero Impero Carolingio, e che sempre in questo periodo l'Abbazia raggiunse la sua massima espansione.

Ma per tutta la sua ricchezza e il suo potere, tanto le sue origini quanto il suo futuro dopo il X secolo sono avvolte nell'oscurità.

Alterne fortune: andata e ritorno dalle tenebre della storia
Partendo dalle prime, non è chiaro come sia andata a formarsi.
I ritrovamenti archeologici più recenti, capitanati dagli sforzi del prof. David Whitehouse della British School di Roma, suggeriscono che si sia sviluppata a partire da un pre-esistente complesso romano (probabilmente Forum Novum, o l'odierna Vescovio) nel 554 e che il suo vescovo fosse il già conosciuto Lorenzo Siro; se cosi dovesse essere, si attesterebbe che già nel XI secolo l'Abbazia di Farfa fosse un rigoglioso centro di fede e ricchezze.
Ai tempi delle invasioni longobarde era caduta in rovina, riducendosi ad una misera basilica e alcuni edifici monastici, ma leggenda vuole che sul finire del VII secolo un tale Tommaso di Moriana, residente a Gerusalemme, ricevette una visione dalla Madonna che gli comandò, attraverso un detto Acuziano, di cercare i resti di una basilica a lei dedicato: Tommaso fece come ordinatogli, si recò in Sabina, rintracciò i resti dell'insediamento di Siro e rifondò la comunità, riportandola al suo splendore.

Passando alle seconde, si ha una buona idea del perché sia iniziata la sua decadenza ma non delle vicende che le seguirono, almeno non nel dettaglio.
Agli inizi del X si assisté alle scorribande saracene, che ferirono gravemente senza però stroncare l'Abbazia, ancora forte della protezione imperiale; quando però quella protezione venne meno, tanto gli invasori quanto i signori locali cominciarono a spartirsi il suo territorio e la leadership stessa dell'abbazia si frammentò in tre abati, tutti in contrasto fra loro. Di nuovo, l'Abbazia di Farfa riuscì a sopravvivere e anche tornare a prosperare, almeno per un breve periodo: ma quando due secoli dopo fu siglato il Concordato di Worms, l'Abbazia fu costretta a rinunciare alla propria sovranità e cederla all'autorità pontificia, conducendo ad una spirale di crisi economica e monastica da cui si uscì soltanto nel peggiore dei modi, con la scomunica per insolvenza dell'abate a metà del XIV secolo.

Da lì in poi non ci fu davvero più alcuna reviviscenza.
Signori e nobili s'interessarono a varie riprese dell'abbazia, ma principalmente sotto un punto di vista locale o artistico: degli Orsini della seconda metà del XV secolo, infatti, è l'attuale chiesa consacrata nel 1496, mentre i Barberini riarrangiarono e ampliarono il borgo storico perché potesse meglio alloggiare le grandi fiere dell'Annunciazione e soprattutto della Vergine, alla quale l'Abbazia è dedicata.

L'arte di Farfa
L'Abbazia di Farfa è pressoché unica in Italia, non soltanto per la sua rocambolesca storia ma anche per la sua stessa architettura: è infatti l'unico esempio sul territorio nazionale di architettura carolingia, facilmente distinguibile grazie al suo unico campanile e dal muro perimetrale che gli fa da base, ove le caratteristiche lesene (parte decorazioni verticali a muro, parte sostegni) dello stile sono immediatamente visibili.

Ma l'unicità della sua arte non si esaurisce nell'unicità del suo stile architettonico: a un occhio esperto risalterà subito come le alterne vicende dell'Abbazia si siano ripercosse sulla sua struttura, unendo elementi di periodi storici ed artistici diversi in un'amalgama particolare e suggestiva.
Alcuni esempi di ciò sono il resto del campanile, le cui trifore datano ad un periodo successivo; il portale romanico d'accesso, risalente al XIV secolo e a cui sono state apportate aggiunte gotiche di alcuni secoli posteriori; l'affresco quattrocentesco dipinto nella lunetta soprastante il portale romanico; ed elemento tanto suggestivo quanto indicativo di questo pastiche di stili e richiami, frammenti di sarcofagi paleocristiani incastonati nelle mura della chiesa stessa.

La chiesa abbaziale siede al centro dell'Abbazia, come farebbe un castello nel suo feudo: una basilica dalla classica pianta a croce latina con tre navate, la sua facciata è a salienti e presenta affreschi del XIV-XV secolo nelle lunette, mentre la sua sommità si chiude con un semplice frontone triangolare accostato da tre rosoni, corrispondenti per dimensioni e posizione alle navate interne.
Anche qui si assiste al contrasto di stili: l'interno della chiesa è squisitamente barocco, con le navate divise da due fili di archi a tutto sesto poggiate su colonne di marmo in stile ionico, mentre la controfacciata è interamente affrescata dal Giudizio Universale di Dirck Barendsz, datato 1561.
Oltre la crociera si trova l'ampia abside poligonale, presentante i tipici stalli lignei barocchi del coro dei monaci; l'altare maggiore è invece sormontato dal raffinato ciborio la cui cuspide mostra, in bassorilievo, la scena dell'Assunzione di Maria.

Il chiostro del monastero, infine, è ciò che suggella l'aria curiosamente fiabesca e leggermente surreale dell'intero complesso - anch'esso immerso nel torpore e nella tranquillità della Sabina odierna, questo ben rappresenta (e mette in mostra con le sue sculture) le caratteristiche dell'arte medievale, tenendosi lontano dagli eccessi e gli orpelli del barocco invece in agguato all'interno, pronti a sorprendere e straniare lo spettatore impreparato.

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02/02/2018
Abbazia di FarfaGiudizio Universale di Dirck BarendszCarlo MagnoImpero Carolingio

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