La Valle della Caffarella, teatro di miti e leggende romane

Uno dei luoghi magici di Roma, lontani dall'urbe, è la Valle della Caffarella, scrigno di leggende e di miti: qui, a due passi dalle mura aureliane e racchiusa tra la Via Latina e la storica Via Appia, si stende un parco incontaminato dove pullulano, tra la ricca e selvaggia vegetazione, tracce della storia romana e delle genti che hanno popolato questo luogo.

Apprestandovi a visitare la Valle della Caffarella, parte integrante dell'altrettanto affascinate Parco Regionale dell'Appia Antica, preparatevi a fare un tuffo nel passato in un ambiente particolare fatto di querce, di felci, di sambuchi, di bellissime rose canine e di salici e pioppi lungo il fiume Almone sacro ai romani che solca placido questa valle: il mito narra di quell'eroe italico, Almone appunto, di cui l'Eneide racconta la morte nella battaglia contro i troiani capeggiati da Enea.

Preparatevi a incontrare all'improvviso antichi sepolcri, templi e ville romane appartenute a importanti famiglie che all'epoca detenevano il controllo sull'intera valle.

Il Casale e le sue leccornie
Se vi chiedete, nel corso della vostra visita, cosa c'entrano torri medioevali, mulini e casali tra rovine romane, sappiate che con la caduta dell'Impero Romano la valle fu divisa in tante piccole proprietà agricole che solo la famiglia dei Caffarelli nel '500 riunì in un unico spazio, previamente bonificato con destinazione agricola.

E furono sempre i Caffarelli a costruire il Casale della Vaccareccia: incontrerete questa costruzione del XVI secolo nel cuore del parco, con la sua torre del XIII secolo in marmo e tufo che spunta dal tetto e che scorgerete già da lontano. Non esitate ad entrate perché qui vi abitano ancora contadini che producono ricotta e formaggi con il latte delle pecore che pascolano liberamente nella valle: un bel modo per rifocillarsi prima di esplorare il parco, non trovate?

Dal Casale della Vaccareccia, imboccate Via della Caffarella e in direzione dell'Appia Antica, a metà strada scorgerete tra alti pioppi il sepolcro di Annia Regilla, un sepolcro a tempietto realizzato nel II d.C. in laterizio giallo con decorazioni rossastre. La cosa che vi salterà all'occhio sono le lesene alternate a colonnine con capitelli corinzi che sono incassate letteralmente nelle pareti esterne.

In contrasto con lo stile antico, poco lontano dal sepolcro, c'è un mulino ottocentesco affiancato da una torre medioevale dove in passato venivano lavorati i tessuti e poi successivamente lavati.

Il regno della ninfa Egeria
Inoltratevi più a sud nel Parco della Caffarella, perché qui potrete ammirare un insieme di vestigia straordinarie, a partire dal Ninfeo di Egeria:la leggenda racconta che proprio qui il re Numa Pompilio incontrava la sua amata ninfa Egeria la quale, alla morte del re, si liquefò divenendo una sorgente. Conoscere questi romantici racconti vi aiuterà ad apprezzare ancora di più questo luogo che è stato costruito sul fianco di una verde collina: all'origine vi erano tre nicchie sui lati secondo gli studiosi, ma l'unica ancora chiaramente visibile è la grande nicchia presente sul fondo che in passato custodiva la statua di Almone da cui sgorgava acqua acidula ma che per gli antichi romani era terapeutica.

Con uno sforzo di fantasia, immaginate il ninfeo come era in passato: vi erano ovunque marmi bianchi e verdi, mosaici in pasta vitrea introducevano alla volta a botte ricoperta di quella pietra pomice che non solo creava un ambiente simile ad una grotta naturale, ma permetteva alla felce capelvenere di attecchire creando un paesaggio bucolico e onirico.

Alzando gli occhi dal ninfeo verso la cima della collinetta, noterete la Chiesa di S.Urbano che in passato altro non era che un tempio dedicato a Faustina, moglie dell'imperatore Antonino Pio, e a Cerere, la divinità legata alla fertilità. Potete notare chiaramente le colonne e l'architrave realizzati in bianco marmo pentelico, mentre la muratura in laterizio è stata aggiunta nella prima metà del '600 da papa Urbano VIII.

Entrate e lasciatevi catturare dall'atmosfera intima e suggestiva dell'ambiente ricchissimo di affreschi dedicati a scene del Vangelo e alla vita dei santi Urbano e Cecilia. Sollevate lo sguardo al soffitto a volta per ammirare i fregi di armi realizzati in stucco, con sullo sfondo tanti riquadri ottagonali affrescati. Infine scendete della cripta per ammirare quasi al buio, un affresco della Vergine col Bambino tra i santi Urbano e Giovanni, risalente al X secolo.
Il tempio pagano divenne nel IV d.C. una chiesa dedicata al vescovo Urbano martirizzato durante le persecuzioni di Diocleziano: le spoglie del santo si trovano non lontano, al miglio IV della Via Appia Antica, raggiungibile facilmente a piedi attraversando il parco.

Dal bosco sacro alla sacra pietra
Appena usciti dalla chiesa, oltre una verde distesa, potete mirare tre lecci: il mito racconta che si tratta di ciò che resta del bosco sacro dove gli amanti Egeria e Numa Pompilio si incontravano e dove lo stesso re trovava ispirazione per ideare le sacre leggi di Roma. In realtà pare che il vero bosco sacro si trovi oltre Porta Capena, ma il luogo vi sembrerà ugualmente bello e magico, come l'intero Parco della Caffarella.

Proseguendo verso il fiume Almone, incontrerete le vestigia dell'antico Colombario Costantiniano, di epoca Antonina: si tratta di un sepolcro anch'esso a tempio che però non conteneva le spoglie di un solo defunto, ma era collettivo. Incuneandovi nei ruderi scorgerete tante nicchie che accoglievano le urne con le ceneri dei morti.

Non lasciate il parco poi senza visitare la Chiesa di Santa Maria in Palmis alla fine della Via della Caffarella nel punto in cui sfocia sulla Via Appia Antica. In questo edificio, risalente al IX secolo, è custodita la copia di una roccia con impresse quelle che si credono essere le impronte dei santi piedi del Cristo.

Una storia affascinante ed emozionante per un cristiano racconta infatti che qui all'apostolo Pietro, in fuga dalle persecuzioni di Nerone, apparve il Cristo; alla domanda di Pietro "Domine, quo vadis?", Gesù rispose "Torno a Roma per essere nuovamente crocefisso"; Pietro capì il rimprovero e tornò a Roma per affrontare la sua triste sorte: ecco perché questo luogo di culto è anche chiamato Chiesa del Domine Quo Vadis.

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29/03/2018
parco della Caffarellamura Aurelianeparco regionale dell Appia antica

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