La storia del Fontanone dell’Acqua Paola al Gianicolo

Roma vi farà perdere tra i suoi suggestivi squarci tra i vicoli così come tra le sue grandiose piazze. Ancora tra i suoi monumenti più conosciuti ed i suoi antri più nascosti, tra i suoi viali più celeberrimi e le sue vie meno frequentate.
Dagli stretti vicoli delle stradine del centro rimarrete affascinati, ma non perdete la possibilità di avere la città tutta racchiusa in uno sguardo davanti a voi, dalle alture di uno dei sette colli di Roma: il Gianicolo.
La maggior parte delle persone si fermano al monumento di Garibaldi, qualche minuto prima di mezzogiorno, sul piazzale, per vedere lo sparo del cannone, di cui si vede dalla parte opposta, sull'Aventino, ed esattamente dal Giardino degli Aranci, la fumata bianca, udendone distintamente il suono, sebbene così distanti.
Se procedete oltre, verso l'altura del colle, per arrivare sulla sua sommità, potrete vedere una bellissima fontana, proprio sulla cima del Gianicolo, in prossimità della Porta di San Pancrazio. Una fontana enorme, per l'appunto definita oggi il Fontanone dell'Acqua Paola o Fontanone del Gianicolo.

La costruzione
Il progetto fu commissionato dal papa Paolo V a Giovanni Fontana, che iniziò i lavori nel 1611 e li portò a compimento l'anno successivo. Ai lavori per il ripristino dell'acquedotto Traiano contribuì anche l'amministrazione romana, sebbene, l'idea del papa era semplicemente quella di poter avere sempre una buona dose di riserva idrica nei giardini della propria residenza, non proprio di farne una fontana a disposizione di tutti.
In questo modo, con il ripristino dell'acquedotto romano, il papa avrebbe portato a termine il suo proposito, che era stato, d'altra parte, anche un'idea comune dei suoi predecessori. Fontana, avvalendosi dell'aiuto di Flaminio Ponzio, elaborò un progetto che ricalcava in parte quello della fontana dell'Acqua Felice realizzata nel 1587 per volere del papa precedente. Progetto di dimensioni più relative, ma che si basava su principi estetici simili.

La struttura della fontana dell'Acqua Paola
La fontana è strutturata su cinque archi: i tre centrali sono più alti dei due laterali ed al loro interno ci sono delle finestre, invece che delle statue, che si aprivano su un giardino, allora nella parte retrostante la fontana stessa.
Nella parte superiore c'è un'iscrizione con un grosso stemma del papa; i due angeli che lo sorreggono sono opera di Ippolito Buzio. L'iscrizione reca un errore storico poiché si parla dell'acquedotto Alsietino e non di quello Traiano che lo aveva annesso a sé, già al momento della messa in opera della fontana.
A proposito dell'acqua, occorre ricordare la magnificenza degli acquedotti romani che avevano stabilito una certa maestria nel costruirli. Nel tempo, a Roma, si stabilì anche una certa propensione ai giochi d'acqua ed alle opere che la utilizzavano in tutta la sua vivacità. Si pensi alla costruzione delle terme ed alle famose battaglie a Piazza Navona, quando si allagava la piazza per semplice diletto.
La maggior parte degli acquedotti costruiti dai romani, arrivavano dalla riva mancina del Tevere, solo uno partiva da destra, ed era per l'appunto, quello di Traiano fatto edificare nel 109 d.c. Nella Roma imperiale, infatti, era un problema di sostanziale importanza portare l'acqua potabile ai numerosi cittadini che la abitavano e proprio per questo si costruì questo acquedotto per approvvigionare la zona che oggi è il quartiere di Trastevere, per un percorso di circa km. 57. La parte destra del Tevere, però, fu tra le ultime ad essere rifornita; strano da credere, ma quello che oggi è uno dei più centrali e tipici quartieri di Roma, veniva, allora, considerato periferia!
Da una parte l'idea del Papa di fare quella che chiamiamo oggi Mostra dell'Acqua Paola, ha ridato linfa vitale a questo acquedotto che, altrimenti, sarebbe rimasto dimenticato.

In origine
Il progetto iniziale prevedeva cinque vasche corrispondententi agli archi e l'acqua che sarebbe dovuta sgorgare da larghe bocche, ma ci fu un cambiamento in corso d'opera quando il lavoro venne affidato a Carlo Fontana, il nipote, che realizzò quello che ancora oggi possiamo vedere, cioè un ampliamento del finestrone centrale con una grande conca sporgente da una vasca di forma rettangolare, che versa l'acqua nel bacino più grande passando per quelli più piccoli.
I materiali di costruzione, come avvenne spesso nell'arco dei secoli, furono i marmi presi dai ruderi presenti, nella fattispecie quelli del foro di Nerva, del Foro Romano e del Tempio di Minerva. Le colonne in granito rosso e grigio, invece, vennero asportate letteralmente dalla basilica costantiniana originale di San Pietro.
La particolarità di questa fontana sta nell'avere le insegne papali anche nelle sei colonnine presenti nella piscina, dove tornano gli animali simboli del casato nobiliare del pontefice. Animali dello stemma araldico sono, comunque, ovunque negli apici della struttura. In un intervento successivo si provvide a dotare l'opera di un terrazzamento proprio davanti ad essa poiché precedentemente questa si trovava praticamente a strapiombo sul colle.

Il fontanone nella storia
Durante il suo viaggio in Italia, Goethe, nel 1787 passò davanti alla fontana e lasciò un'appassionata descrizione del posto, dipingendolo come una cascata dell'acqua Paola, cadenti dalle cinque arcate incastonate in un arco di trionfo, sottolineando il lavoro di restauro del Papa per il convogliamento della risorsa idrica del lago di Bracciano. La fontana si trovò, poi, al centro delle aspre battaglie che ci furono per la difesa di Roma del 1849, quando furono i cannoni ad intaccarla e per il quale seguì un restauro nel 1859. Potendo parlare, ci potrebbe raccontare le gesta dei giovani come Mameli che arrivarono a dare la vita per la libertà, lottando estenuamente contro i francesi, di gran lunga superiori nel numero di mezzi ed unità.
Poi si arrivò addirittura ad un nuovo restauro in tempi assai più recenti, cioè tra il 2002 ed il 2004.
Data la sua immensità ed il panorama che si gode per arrivare a vederla, vi suggerisco di salire, anche se con po' di fiatone, per osservarla e poi proseguire ancora per visitare il mausoleo che racchiude chi cadde per la difesa della repubblica romana, magari nei giorni in cui si festeggiano le varie ricorrenze e si usa ricordarle in abiti dell'epoca. I busti di questi appassionati difensori della libertà adornano tutto il percorso della salita del Gianicolo, in cui si può tirare il fiato soffermandosi a vedere le statue di Giuseppe Garibaldi e quella di Anita, nonché la città ai loro piedi.
Il suggestivo effetto che produce la fontana dell'Acqua Paola non ha lasciato indifferente il mondo della canzone; infatti il fontanone è citato nella canzone di Venditti 'Roma capoccia' del 1972.
Neppure poteva rimanere estraneo al mondo del cinema, apparendo in diversi film, tra i quali, uno dei più famosi, è 'In nome del popolo sovrano' del 1990.

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11/06/2018
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