Una delle 7 meraviglie moderne e simbolo indiscusso di Roma: il Colosseo

Patrimonio dell'umanità per l'UNESCO. Terza nuova meraviglia del mondo per la NOWC. Primo anfiteatro del globo per dimensioni. Simbolo del glorioso e sanguinoso passato imperiale di Roma e ciò cui tutti, vecchi e giovani, italiani e stranieri, pensano ogniqualvolta sentono pronunciare il nome della Città Eterna.
Tra gli innumerevoli capolavori architettonici e opere monumentali dell'Urbe, solo l'Anfiteatro Flavio si è impresso a tal punto nell'immaginario collettivo mondiale, legandosi indissolubilmente tanto alla grande civiltà che l'ha eretto quanto alla grandissima città che lo ospita.
Ma come nasce? Da chi viene edificato? E soprattutto, perché si insiste a chiamarlo "Colosseo"?


La terza nuova meraviglia del mondo: le origini
La storia del Colosseo affonda le sue radici nel cuore del periodo Imperiale romano, e più precisamente nel 72 d.C.: voluto dall'imperatore Vespasiano per ospitare i ludus gladiatori più impressionanti dell'epoca, in parte per far sfoggio della propria ricchezza e munificenza e in parte per ingraziarsi le plebi col fantasmagorico spettacolo, l'enorme teatro da decine di migliaia di posti fu dedicato nel 79 d.C. dall'imperatore stesso poco prima della sua morte, ma saranno i figli Tito ad ampliarlo e Domiziano a rifinirlo.

All'80 d.C., appunto sotto Tito, risalgono il terzo e quarto ordine di spalti e la sua inaugurazione, celebrata con ben cento giorni di festeggiamenti, giochi e spettacoli; di poco posteriori e opera di Domiziano sono invece l'ormai scomparsa "opera ad clipea", una serie di scudi ornamentali in bronzo dorato, l'ultimo ordine di posti in legno detto "maenianum summum in ligneis", e soprattutto il capolavoro d'ingegneria che erano i sotterranei dell'arena, enorme soppalco teatrale per le cui vie si aggiravano possenti gladiatori, belve feroci e schiavi indaffarati prima della loro entrata in scena.

I sistemi e i meccanismi in mostra sono rimarchevoli tanto per la loro sottigliezza ed efficacia quanto per la qualità degli ingegneri che vi hanno lavorato: basti pensare al "velarium", gli enormi tendaggi estendibili dell'ultimo ordine voluti per proteggere gli spalti da pioggia e sole, o ai loro montacarichi, direttamente posti sotto quello che sarebbe dovuto essere il terreno stabile e fermo dell'arena e concettualmente simile a quelli moderni, impagabili nel loro permettere lo spostamento, la comparsa e la scomparsa rapida di uomini e bestie nell'arena.


Le varie vite del Colosseo
Inutile dilungarsi sui ludus gladiatori, la sua originaria raison d'être: se non i libri di storia, documentari e film vi avranno già raccontato a sufficienza e, bene o male, tutti sanno di che si trattassero.

Ci si limiti dunque a dire che il suo successo come anfiteatro scemerà col passare dei secoli e il progressivo imporsi della visione cristiana, una tendenza che culminerà con la proibizione nel 410 d.C. dei ludus ad opera dell'imperatore Onorio, che riadibì l'Anfiteatro Flavio alle "venationes", o battute di caccia al 'chiuso' del Colosseo; ma col sopraggiungere del sesto secolo anche quel costoso passatempo cadrà in disuso, e per secoli il Colosseo non vedrà più impiego come luogo d'intrattenimento.

Verrà ancora usato nel corso dei secoli, ma per scopi completamente diversi: nell'alto Medioevo come area di sepoltura e come castello, vedendo anche la fondazione della cappelletta di Santa Maria della Pietà al Colosseo; nel basso Medioevo e nel Rinascimento venne occupato da palazzi ed edifici e sfruttato come fonte di marmi pregiati e graniti; nella seconda metà del '700, addirittura, Papa Benedetto XIV fece costruire nell'arena le quattordici edicole della Via Crucis e dichiarò l'Anfiteatro Flavio "chiesa consacrata a Cristo e ai martiri cristiani", ma senza frenare l'ormai abitudine di depredare i suoi marmi per altri monumenti e palazzi in corso di costruzione.

Le predazioni verranno arrestate solo all'inizio nell'800, coi primi lavori di restauro del Colosseo e la crescente attenzione tributata al patrimonio artistico del paese, lavori e attenzioni che continuano ancora oggi.


Colosseo, miracolo d'ingegneria e arte
Che l'ingegneria Romana fosse eccellente non è una sorpresa, e vi basta osservare il Colosseo per rendervene conto - due millenni più tardi, e sebbene non sia completamente integro ha resistito egregiamente a guerre, predazioni e usi impropri.

Questa sua stabilità si deve in parte alla perizia degli architetti originari, che poggiarono l'anfiteatro su una piattaforma di travertino sopraelevata rispetto all'area che la circonda e che costruirono le fondamenta con un plateau di tufo spesso 13m, ulteriormente foderato da un muro in laterizio per reggere il peso del tutto.
La struttura portante è costituita da pilastri di travertino collegati da perni, ormai sfortunatamente quasi del tutto scomparsi a causa dei metalli usati per la loro forgiatura, mentre l'ampio impiego di archi e volte a crociera consente da una parte ai piani inferiori di sostenere e scaricare con grande efficienza il peso che loro viene dai piani superiori, e dall'altra di garantire spazio di movimento, praticità e qualità estetiche al monumentale complesso.

Le qualità estetiche giunte fino ai nostri giorni sono in gran parte relegate all'architettura, alla pietra usata, dalle volte alle colonne ai mosaici superstiti. Sebbene manchino gli scudi bronzei che adornavano i riquadri e molte delle statue residenti sotto agli archi, la sua mole austera e monumentale ancora inspira meraviglia e rispetto.


I due nomi del Colosseo
Com'è noto, il Colosseo possiede due nomi: 'Anfiteatro Flavio' e 'Colosseo'.

L'origine del primo nome, quello che si potrebbe dire 'ufficiale', è piuttosto semplice da stabilire: il Colosseo era un Anfiteatro ed era stato eretto, ampliato e migliorato dagli imperatori Vespasiano, Tito e Domiziano, tutti appartenenti alla Gens Flavia. Da qui l'appellativo "Amphitheatrum Flavium", che letteralmente signifca "Anfiteatro Flavio" ed era anche l'unico nome conosciuto ai tempi dei Romani.

L'origine del secondo, quello con cui è popolarmente noto, è più incerta e quasi certamente posteriore al periodo imperiale.
C'è chi sostiene sia di matrice probabilmente medievale e dovuta ad una corruzione popolana dell'aggettivo latino "colosseum" (traducibile in 'colossale', come doveva apparire nel Medioevo a contadini abituati al massimo a casupole di due piani), altri che si debba alla sua vicinanza con la colossale statua in bronzo dell'imperatore Nerone nei suoi paraggi; ciò che è certo è che il nome "colyseus" risale almeno all'VIII secolo, come testimoniato da un epigramma del monaco Beda il Venerabile.

Quale che sia il nome, ciò cui si riferisce è lo stesso - maestoso, potente, inconfondibile e indimenticabile, l'Anfiteatro Flavio è una meta indispensabile per qualunque visitatore dell'Urbe che voglia ammirare e sperimentare di persona cosa si provi ad attraversare una delle grandi meraviglie del mondo.

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09/01/2018
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