La Pietà di Michelangelo, uno dei capolavori da ammirare nella Basilica di S. Pietro

Nel lungo elenco dei posti da visitare durante il vostro soggiorno a Roma, non può mancare la Basilica di San Pietro in Vaticano che ospita, al suo interno, forse la più famosa opera realizzata da Michelangelo Buonarroti, nonchè una della più apprezzate sculture marmoree della storia dell'arte italiana, la Pietà.
Durante la visita alla Basilica capitolina potrete, inoltre, ammirare altri capolavori dell'artista toscano tra cui: la cupola della Basilica di San Pietro e gli affreschi che occupano la volta della Cappella Sistina.

MICHELANGELO BUONARROTI
Michelangelo, nato nel 1475 a Caprese nei pressi di Arezzo, si trasferì a Firenze con la propria famiglia ancora molto piccolo.
Il padre, Ludovico Buonarroti Simoni, lo affidò a Francesco da Urbino che lo avviò agli studi umanistici.
Molto presto emerse, però, la sua inclinazione al disegno in virtù della quale "andò a bottega" dal famoso pittore Ghirlandaio che rimase sbalordito da ciò che l'allora tredicenne Michelangelo riusciva a realizzare.
La sua passione per la scultura lo portò a lasciare, prima del tempo, la bottega del Ghirlandaio per frequentare il Giardino di San Marco, "libera scuola di scultura e copia dell'antico", che Lorenzo de' Medici aveva fondato nei giardini di San Marco.
Michelangelo, condotto a palazzo da Lorenzo de'Medici, approfondì la propria cultura e realizzò le sue prime sculture.
A causa degli avvenimenti politici di quegli anni, lasciò Firenze e, si trasferì prima a Venezia e poi a Bologna.
Nel 1495 tornò a Firenze dove realizzò il Bacco Ubriaco; in seguito dimorò a Roma dove scolpì la celebre Pietà Vaticana.
Tra il 1501 e il 1505 si recò nuovamente a Firenze dove tra le svariate opere create spicca il David.

L'artista, negli anni successivi, fu costretto a spostarsi varie volte tra Firenze, Roma, Carrara e Pietrasanta dove si prese cura, in prima persona, della cava dei marmi destinati alle sue sculture.
Tra il 1508 e il 1512 egli affrescò la volta di cinquecento metri quadri della Cappella Sistina, altro suo capolavoro che richiama visitatori da tutto il mondo.
Dopo nuovi soggiorni nel capoluogo toscano, Michelangelo tornò definitivamente a Roma nel 1534, qui gli venne commissionata la realizzazione del Giudizio Universale nella Cappella Sistina. I lavori iniziarono nel 1536 e terminarono nel 1541.
Negli ultimi anni della sua vita, egli ritornò più volte sul tema della "Pietà", ma realizzò anche opere architettoniche tra cui spicca la cupola di San Pietro.
Michelangelo morì nella sua casa romana nel Febbraio del 1564.
Nel suo testamento, secondo quanto riporta il Vasari, egli affidò la "propria anima a Dio, il suo corpo alla terra e i suoi averi ai parenti più prossimi".

LA STORIA DELLA PIETÀ VATICANA
La Pietà di Michelangelo, nota anche come Pietà Vaticana, è stata eseguita tra il 1497 e il 1499 ed è custodita nella Basilica di San Pietro in Vaticano.
Michelangelo la realizzò, poco più che ventenne, su commissione dell'amico banchiere Jacopo Galli per conto del cardinale francese Jean de Bilhères che desiderava "una Vergine Maria Vestita, con un Christo morto in braccio, grande quanto sia un homo giusto".
Lo sculture, dopo aver ricevuto parte del compenso, partì "in groppa ad un cavallo baio" alla volta di Carrara per scegliere il blocco di marmo più adeguato allo scopo. La scelta della materia prima e il suo trasporto dalle cave di Carrara a Roma richiesero ben nove mesi.
La Pietà Vaticana, scolpita in un anno, suscitò immediatamente l'ammirazione e la curiosità di molti che, non essendo ancora a conoscenza delle doti di Michelangelo, ne attribuirono la paternità allo scultore Cristoforo Solari.
Secondo quanto riportato dal Vasari, Michelangelo udì di nacosto questa discussione e decise di porre fine a queste voci apponendo la propria firma sul manto della Vergine. La Pietà Vaticana risulta, inoltre, essere l'unica opera firmata da Michelangelo Buonarroti.
Sembra che, inizialmente, la scultura fosse destinata al "monumento funebre" del committente francese nella cappella di Santa Petronilla, in Vaticano.
Nella biografia di Michelangelo il Vasari riferisce che l'opera venne poi trasferita nella Chiesa di Santa Maria della Febbre.
Nel 1517 fu spostata nella Basilica di San Pietro, ma la sua collocazione al suo interno fu destinata a mutare negli anni.
La scultura, dal 1749, si trova "nella prima cappella a destra della navata della Basilica". Tra 1964 e il 1965 viaggiò oltre oceano per essere ospitata all'Esposizione universale di New York.
Al termine di tale evento, l'opera fece ritorno nella Città del Vaticano.

LE CARATTERISTICHE SALIENTI DELLA PIETÀ DI MICHELANGELO
Il soggetto rappresentato nella Pietà è la "Vergine Maria con in braccio il Cristo morente". La scultura è alta 1,74 m, larga 1,95 m e il suo spessore è 0,69 m.
Uno spessore così poco importante potrebbe essere spiegato con la necessità di collocarla all'interno di una nicchia.
La Pietà di Michelangelo è una sorta di spartiacque rispetto alle opere scolpite fino a quel momento.
Le pietà realizzate dai precedenti sculturi poggiavano, infatti, su un supporto in legno ed "il rapporto tra la figura di Maria e Gesù era rappresentato in modo più semplicistico".

Nella Pietà Vaticana la Vergine Maria siede sulla roccia che simboleggia il monte Calvario, luogo dove venne crocifisso il figlio Gesù Cristo, che è raffigurato, ormai esamine, straiato sulle gambe della madre.
Osservando la scultura, vi colpiranno immediatamente due particolari: lo sguardo rivolto verso il basso della Vergine Maria e la sua mano sinistra indirizzata verso l'alto.
Entrambi questi dettagli enfatizzano la rassegnazione e il dolore provati da costei per la perdita del figlio.
Michelangelo rappresenta volutamente la Vergine Maria con le fattezze di una giovane fanciulla attirando su di sé diverse critiche.
Alcuni critici sostengono che egli volesse metterne in evidenza la bellezza spirituale; per altri è la madre che culla il neonato Gesù addormentato tra le sue braccia.
La scultura ha una struttura piramidale destinata ad allargarsi proggressivamente dall'alto verso il basso: il vertice è rappresentato dal capo della Vergine mentre la base simboleggia il monte Calvario.

Osservandola attentamente, noterete come Gesù sia più piccolo di Maria. Ciò è in netto contrasto con quanto aveva richiesto il committente che desiderava una scultura di grandezza naturale.
La Madonna, scolpita da Michelangelo, sostiene facilmente il Figlio in quella che da molti è considerata una celebrazione dell'infanzia di quest'ultimo.
Le diverse dimensioni della Vergine e di Gesù sono mascherate dal ricco panneggio della stessa Maria.
Un altro importante dettaglio, più difficile da notare, è la presenza di un dente in più nella bocca di Gesù Cristo.
Si tratta di un quinto incisivo definito come il "dente del peccato" che, nel Rinascimento, molti artisti inserivano nei soggetti negativi rappresentati.

L'intenzione di Michelangelo era, invece, sottolineare come il Cristo della sua Pietà avesse accolto su di sé tutti i peccati del mondo.
La Pietà Vaticana non vuole rappresentare la Passione di Cristo, ma bensì una sorta di abbandono. Ciò trova conferma nell'assenza delle vistose ferite sul corpo di Gesù dovute alla crocifissione.
Soffermandovi sulla scultura potrete, inoltre, rendervi conto della particolare lucentezza del marmo con cui fu realizzata. Pare, infatti, che Michelangelo dedicò alla sua lucidatura un intero anno. Ciò sembra essere la risposta alla parziale oscurità della Cappella di Santa Petronilla, destinata per prima ad ospitare la Pietà Vaticana.

L'OLTRAGGIO ALLA PIETÀ DI MICHELANGELO E IL CONSEGUENTE RESTAURO
Il 21 Maggio 1972, il geologo ungherese con passaporto australiano Laszio Toth spaccò il braccio sinistro della Vergine Maria, mandò in frantumi il gomito e sfregiò il suo volto staccandone il naso ed entrambe le palpebre.
Il tutto avvenne in pochi secondi nel corso dei quali egli riuscì a colpire la scultura per ben 15 volte al grido di: "I am Jesus Christ, risen from the dead!".
La sorveglianza, in un primo tempo elusa, riuscì a bloccarlo prima che infierisse su Gesù Cristo.
Il geologo venne dichiarato instabile di mente e rimpatriato nel suo paese.
Il restauro della scultura di Buonarroti fu per molto tempo oggetto di dibattito in Vaticano. Secondo alcuni, il volto della Vergine doveva essere lasciato così come era per sottolineare la violenza che contraddistingueva quel periodo storico.
Altri suggerivano di procedere ad un restauro critico dove venissero messe in luce le parti mancanti o restaurate.
Alla fine, si decise di attuare un restauro integrale: l'opera realizzata da Michelangelo doveva essere perfetta e non erano ammissibili difetti.
Il restauro venne realizzato tra il 1972 e il 1973 presso i laboratori dei Musei Vaticani utilizzando, per quanto possibile, i circa cinquanta frammenti originali della scultura oltre ad una miscela composta da colla e polvere di marmo.
Tutto ciò, unitamente all'uso di numerosi calchi, permise di restaurare fedelmente l'opera. Per evitare altri oltraggi, la Pietà è protetta da quel momento da una parete di cristallo a prova di proiettile.

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24/08/2017
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