La storia della “Galleria Borghese”: da collezione privata a museo con opere di Caravaggio, Raffaello e Bernini

Siete in visita a Roma e siete amanti dell'arte? Allora potete valutare di organizzare un itinerario solo museale.
Tra le numerose mete che possiamo proporvi non possiamo certo dimenticare una visita alla Galleria Borghese, all'interno della Villa omonima, che circondata da un bellissimo parco vi permetterà di godere non solo delle bellezze artistiche ma anche di quelle della natura. 
Se avete già le idee chiare sul vostro percorso nella Città Eterna e desiderate organizzare in anticipo la vostra visita in Galleria sappiate che potete avvalervi della possibilità di prenotarla comodamente online.

Scipione Borgese: all'origine della collezione di dipinti della Galleria
Dove si trova la Galleria e qual è la sua storia? Oltre il parco pubblico del Pincio, realizzato dal Valadier nel primo Ottocento, si estende il parco di Villa Borghese, dove fa bella mostra di sé un giardino zoologico. Proprio da qui è facile accedere alla Galleria, allestita nei locali del seicentesco palazzo che venne costruito per il cardinale Scipione Caffarelli Borghese nel momento in cui Paolo V Borghese divenne papa. 
La collezione d'arte venne creata per volontà dello stesso cardinale, animato dalla bramosia di divenire un collezionista moderno. 
Scipione, infatti, riuscì da subito a dar vita a una delle più grandi raccolte del periodo, a partire dall'acquisizione, nel 1607, delle circa cento opere provenienti dallo studio del Cavalier D'Arpino e di quelle in possesso del patriarca di Aquileia. L'anno successivo fu la volta dell'acquisizione dei circa settanta dipinti di proprietà del cardinal Sfrondato. 
Già in questa prima rosa di opere d'arte figuravano dipinti del giovane Caravaggio, del Tiziano e di Raffaello.
Numerose furono le vicende che videro il cardinale assecondare la sua smodata passione per l'arte. Tra queste l'acquisto, risalente al 1605, di un'opera del Caravaggio, la Madonna dei Palafrenieri, per la quale venne rifiutata l'esposizione nella Basilica di San Pietro, forse per volontà del Papa Paolo V Borghese, che in questo modo avrebbe agevolato l'acquisto da parte del nipote. Una vicenda abbastanza verosimile dal momento che fu lo stesso Pontefice ad aiutare Scipione Borghese nel trafugamento della Deposizione Baglioni, opera di Raffaello.


Dalle opere pittoriche alle sculture
La passione per l'arte del cardinale non si esauriva certo nella pittura, tanto è vero che la sua collezione venne presto arricchita da importanti opere di scultura; un ampliamento che ebbe inizio nello stesso 1607 con l'acquisizione della raccolta Della Porta e della Ceuli; a queste andarono ad aggiungersi i gruppi scultorei di Gian Lorenzo Bernini, tutt'ora visitabili nelle sale del Museo.
Per volere di Scipione, nel momento del suo decesso la collezione fu sottoposta a un vincolo giuridico che riuscì a preservarne l'integrità fino alla fine del Settecento.
Già alla fine del XVII secolo la famiglia Borghese contava un insieme di 800 pitture circa a cui si aggiungevano raccolte scultoree molto appetibili e riferibili alla Roma antica. Proprio queste ultime suscitarono la curiosità di Napoleone Bonaparte, cognato del Principe Camillo Borghese, che era diventato marito di Paolina Bonaparte. 
Napoleone, durante la prima metà dell'Ottocento, impose la vendita forzata delle sculture antiche. A causa di ciò le opere in questione furono smontate dalla Villa e trasportate al Louvre che le ospita ancora oggi.
In questo periodo il Principe Camillo Borghese arricchì la collezione con altri due capolavori: il primo, la "Venere vincitrice" plasmata dalle mani di Antonio Canova e raffigurante Paolina Bonaparte, il secondo, la "Danae", nata dall'ingegno del Correggio. 
Nella prima metà del XIX secolo il Principe rinnovò il vincolo già istituito da Scipione. In questo modo riuscì a preservare la collezione fino al 1902, data in cui lo Stato Italiano acquistò il Museo e la Galleria Borghese.


La Galleria di Villa Borghese oggi: il piano terra
Una volta giunti a Villa Borghese, il salone d'ingresso, molto ricco dal punto di vista decorativo e particolarmente maestoso anche a causa delle sculture ospitate, fa da introduzione al percorso museale.
Ad incantare il vostro sguardo saranno la volta di Mariano Rossi celebrante la civiltà romana e la virtù dell'onore, l'opera scultorea "La Verità" di Gian Lorenzo Bernini e i "Dodici Cesari" realizzati da Giovan Battista della Porta.
Dal salone d'ingresso, restando al piano terra, vi sarà possibile muovervi nella prima sala, denominata "della Paolina". Qui si potrà ammirare la Statua di Paolina Bonaparte alla quale abbiamo fatto riferimento in precedenza: essa risulta collocata in un ambiente in cui domina l'incantevole volta affrescata da Domenico De Angelis e rappresentante le storie di Venere e di Enea.
Sempre nel pianterreno potrete sbizzarrirvi con le altre sette sale a cui far visita.
La sala del Sole è denominata in questo modo a causa della rappresentazione della "Caduta di Fetonte" narrata nelle pagine delle "Metamorfosi" di Ovidio. L'opera, di Francesco Caccianiga, fu realizzata nel biennio tra il 1775 e il 1777.
Nel centro della sala è collocato il David creato dal Bernini. La sala presenta altre opere di particolare pregio artistico. Tra queste alcune sculture di Annibale Carracci, di Battistello Caracciolo e di Rutilio Manetti e due nature morte attribuibili al Maestro di Hartford.
A seguire la Sala di Apollo e Dafne e la Sala degli Imperatori. La prima prende il suo nome dal dipinto che campeggia al centro della volta, una tela che rappresenta il racconto narrato da Ovidio nelle sue "Metamorfosi". Il dipinto, opera di Pietro Angeletti, così come la rappresentazione delle allegorie delle "Stagioni", è la raffigurazione della trasformazione di Dafne in una pianta di alloro. Detta raffigurazione si riferisce al gruppo scultoreo di Gian Lorenzo Bernini, il quale, in origine, era addossato a una parete della stanza.
La Sala degli Imperatori prende il suo nome dai busti rappresentanti i "Dodici Cesari". I busti furono eseguiti da autore anonimo nel Seicento e collocati nella Sala degli Imperatori due secoli dopo dietro disegno del progettista Antonio Asprucci. Di particolare rilievo artistico sia le pitture che le decorazioni nelle pareti e nella volta. Il fulcro dello spazio è però costituito dal Ratto di Proserpina realizzato, ancora una volta, dal Bernini tra il 1621 e il 1622.
Sempre nel piano terra è possibile visitare: la Sala dell'Ermafrodito, quella del Gladiatore, la Sala Egizia e la Sala del Sileno. La prima prende il nome dalla scultura del II secolo che riproduce un esemplare artistico di Policleto. Anche le pitture sulle pareti narrano il mito di Ermafrodito che ha dato il nome alla sala.
Una volta entrati nella Sala del Gladiatore vi sarà possibile ammirare altre importanti opere del Bernini: l'"Enea e Anchise" e "La Verità", scultura già citata in precedenza. La Sala Egizia, progettata dall'architetto Antonio Asprucci, come indica il suo stesso nome venne da subito destinata a ospitare la collezione di sculture egizie. Per finire, la Sala del Sileno fu chiamata in questo modo perché al suo interno era presente il gruppo scultoreo "Sileno e Bacco bambino", in seguito trasferito nelle sale de Louvre. Al suo posto è oggi possibile ammirare "Il Satiro danzante" di Bertel Thorvaldsen, un manufatto di grande bellezza, come del resto l'intero spazio che lo ospita.

La visita alle sale del primo piano e ai depositi
Dal piano terra al primo piano la visita prosegue in un crescendo storico-artistico. Sono in totale 12 gli spazi espositivi del primo piano. 
Nella Sala di Didone, ad esempio, è possibile entrare in contatto con i dipinti del Raffaello, con quelli del Perugino e del Botticelli. In questa rosa di opere di elevatissimo pregio è compresa anche la Crocifissione tra i santi Cristoforo e Girolamo del Pinturicchio, la tela più antica presente in sala. 
Entrando nella Sala di Ercole è possibile ammirare la Danae del Correggio, e, ancora, nella Sala delle Baccanti si può vedere la copia di un'opera di Leonardo Da Vinci: la Leda. 
Nella Loggia di Lanfranco non potrete non soffermarvi sulla volta dipinta da Giovanni Lanfranco e raffigurante il Concilio degli Dei; allo stesso modo, nel vostro percorso non può mancare una visita nella Sala dell'Aurora, dove sono presenti cinque dipinti di Dosso Dossi, nella Sala di Elena e Paride, dove si possono vedere alcuni dipinti del Domenichino, e nella Sala di Psiche, detta anche dell'Orizzonte, in cui sono esposte sia tele del Tiziano, sia dipinti di Lorenzo Lotto che di Paolo Veronese.
Infine, ma non certo ultimi per importanza, nel piano successivo si trovano i Depositi della Galleria Borghese, l'unico luogo al mondo in cui è presente un deposito concepito come una vera e propria pinacoteca organizzata sia per temi che per scuole pittoriche.

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14/09/2017
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