Scelta come sfondo per capolavori del cinema, la Fontana di Trevi raccoglie le monete di migliaia di persone in cerca di fortuna

La città di Roma è unica al mondo, un insieme incredibile di monumenti e paesaggi mozzafiato, che testimoniano tremila anni di storia e di vicende umane, talvolta epiche altre volte leggendarie. Scoprire Roma è una cosa, ma conoscerla intimamente, saperne perlustrare i vicoli, le piazze, le fontane, le strade, le terme e le numerosissime chiese, è tutt'altro. Il richiamo che Roma eserciterà sui visitatori sarà irresistibile, come erano irresistibili i mitici canti delle sirene per i marinai, e ogni volta che il vostro sguardo incrocerà il suo, la magia di una passione infinita si riaccenderà, come a consolidare un feeling che solo questa città sa suscitare, come un'amica sincera o un amante misterioso. Tutte le volte che si visita Roma è come fosse la prima, c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, da ammirare, un'anima eterna, uno scrigno prezioso di storia, cultura, arte, irripetibile ed unica, una grande metropoli che esercita il suo fascino da ben tre millenni con lo stesso entusiasmo e la medesima e immutata devozione di sempre.

La Fontana di Trevi
Questo monumento è tra le più celebri fontane al mondo, un miscuglio perfetto di colori, forme e materiali. Si trova nel cuore di Roma a piazza di Trevi, in un meraviglioso slargo interdetto al traffico. Se il vostro arrivo è programmato presso la Stazione Termini, sarà sufficiente prendere la linea 175 dell'ATAC e scendere alla fermata Tritone/Fontana Trevi, a circa 300 metri ci sarà il vostro obiettivo. Usando la Metro, bisognerà scendere alla Stazione Barberini e poi camminare per Via del Tritone e Via del Lavatore, fino a raggiungere piazza di Trevi. Il suggerimento è quello di raggiungerla a piedi per godere del paesaggio durante il percorso, magari con scarpe comode al seguito e ristorandosi qua e là con un rinfrescante gelato.

Cenni di storia
Questo capolavoro costruito con travertino, marmo, intonaco, stucco e metalli, è un connubio perfetto tra architettura e scultura del tardo barocco; un tripudio di marmo bianco, nell'apparenza leggero e soffice come le nuvole estive, che prende vita nelle sculture che sovrastano una piscina di acqua zampillante, in una maestosa composizione, tanto imponente da suscitare emozioni forti, che traspaiono dagli occhi sgranati dei visitatori, in un mix di stupore e ammirazione, ma più spesso di incredulità. La Fontana di Trevi, che narra la storia dell'Acqua Vergine, è adagiata su un lato del “Palazzo Conti di Poli”. Il progetto appartiene a Nicola Salvi, vincitore di un concorso che bandì papa Clemente XII nel 1732, per la costruzione di una grande mostra d'acqua. I lavori ebbero inizio grazie agli introiti derivati dalla reintroduzione del Gioco del Lotto a Roma. Giuseppe Pannini concluse l'ambizioso progetto nel 1762.
La storia della Fontana si snoda parallelamente al restauro dell'acquedotto dell'Acqua Vergine, lungo più di venti chilometri, quasi tutti sotterranei, e funzionante ancora oggi. La leggenda narra che il nome dell'acquedotto sia stato attribuito in ricordo di una fanciulla, che indicò il punto esatto della sorgente d’acqua ai soldati che la stavano cercando. Il restauro risale ai tempi dell'imperatore Augusto; fu grazie all'opera dell'architetto Marco Vipsanio Agrippa, genero di Augusto e autore dell'edificazione del Pantheon, che le acque del vicino Aniene furono deviate per poter alimentare le terme situate al Campo Marzio. L'acquedotto fu danneggiato e restaurato numerose volte. Nel XII secolo, il Comune provvide ad allacciare il condotto ad altre fonti più vicine alla città, poste in una località allora chiamata “Trebium”, che potrebbe essere all'origine del nome dato alla Fontana. La prima documentazione fotografica di un embrionale Fontana di Trevi risale al 1410: era dotata di 3 bocche che riversavano acqua in 3 distinte vasche. Fu nel 1453 che papa Niccolò V diede incarico a Leon Battista Alberti di sostituire con un unico bacino rettangolare le tre vasche, appoggiandolo a una parete bugnata e merlata; furono inoltre restaurati i tre mascheroni da cui fuoriusciva l'acqua.

Dalla storia all'attuale Fontana di Trevi
Intorno al 1640, papa Urbano VIII incaricò l'architetto e scultore Gian Lorenzo Bernini di creare un nuovo nucleo scenografico nei pressi del palazzo Barberini, trasformando la piazza e la fontana. I lavori di ristrutturazione, avviati grazie ai proventi di una tassa sul vino, imposta ai romani e particolarmente invisa agli stessi, ebbero curiosamente inizio ancora prima di ottenere l'autorizzazione. Bernini riuscì ad ampliare la piazza che originariamente era solo un trivio, e a ricollocare la fontana così come oggi la conosciamo; a causa dell'esaurirsi dei fondi per via delle campagne di guerra del tempo, la ristrutturazione venne interrotta. Dopo innumerevoli tentativi di ripresa dei lavori, l'intervento decisivo fu di papa Clemente XII, nel 1731.

Il Complesso monumentale e le raffigurazioni
Il tema dominante della composizione scultorea è uno scenario marino, che sovrasta un'ampia piscina rettangolare dagli angoli arrotondati. Tutto il complesso è posto sotto il livello della strada, per raggiungerlo occorre percorrere una breve scalinata realizzata per compensare il dislivello della piazza. La composizione si erge su di una scogliera rocciosa, posta nella parte bassa del palazzo; al centro si colloca come un arco del trionfo una grande nicchia delimitata da colonne, al cui interno, maestosa e imponente, si erge la grande statua del dio Nettuno, rappresentato forte e muscoloso, che incede fiero, su un elegante cocchio a forma di conchiglia, trainato da due cavalli preceduti da due tritoni. I cavalli sono soprannominati rispettivamente 'cavallo agitato' e 'cavallo placido', e rappresentano, metaforicamente, i due stati del mare, calmo e agitato. Lateralmente alla nicchia centrale, si trovano due nicchie più piccole, dimore pregevoli delle allegorie della 'Salubrità' e dell'Abbondanza', e sopra queste due sono collocati due pannelli a bassorilievo, raffiguranti Agrippa, nell'atto di approvare la costruzione dell'acquedotto dell'Aqua Virgo, e la 'vergine' che svela il luogo dove si trovano le sorgenti d'acqua. La Fontana è arricchita da numerose decorazioni marmoree, che richiamano esemplari di flora e fauna; sarà divertente per i visitatori individuare il fico selvatico o la pianta di cappero, oppure il fico d'india o il cespuglio di verbasco, e poi l'edera, le canne di lago, il carciofo, la vite con quattro grappoli d'uva, una colocasia che galleggia sull'acqua. L'intera composizione è completata da una lumaca che striscia sulla colocasia e da una lucertola che si nasconde in una piccola cavità aperta sulla facciata.

Le suggestioni cinematografiche
La Fontana di Trevi regala suggestioni che non sono passate di certo inosservate nel mondo fantastico del cinema, che grande attenzione le ha dedicato negli anni, tributandole fama e gloria. Il più celebre riconoscimento arriva da Federico Fellini, con il suo capolavoro di sempre "La dolce vita" del 1960 che ha reso indimenticabile Anita Ekberg mentre, fasciata in un vestitino che strizza le forme generose, invita, con un accento inconfondibilmente svedese, il mitico Marcello Mastroianni a raggiungerla dentro la Fontana. Il film è stato vincitore della Palma d'oro al 13º Festival di Cannes e vincitore dell'Oscar per i costumi. Tuttavia, la prima volta che la Fontana di Trevi è stata protagonista in una pellicola cinematografica fu nel film statunitense "Tre soldi nella fontana" del 1954 diretto da Jean Negulesco. Si ricorda inoltre 'Risate di gioia' di Mario Monicelli del 1960, e l'esilarante “Totòtruffa 62”, film del 1961 di Camillo Mastrocinque, in cui Totò tenta di vendere la fontana a uno sprovveduto e ignaro turista.

Curiosità
Una delle abitudini ormai entrate nella tradizione di ogni turista in visita a Roma, consiste nel gettare qualche monetina dentro la vasca d'acqua, mettendosi rigorosamente di spalle, con gli occhi chiusi e con la mano destra sulla spalla sinistra. Questo garantirebbe il ritorno nella città Eterna. Le leggende riguardo tale abitudine sono numerose; una di queste prevede che si lancino tre monetine, ognuna delle quali legata ad un desiderio: la prima monetina garantirebbe il ritorno a Roma, la seconda assicurerebbe l'incontro con l'amore della propria vita, mentre la terza porrebbe il sigillo alla celebrazione del matrimonio. Un'altra antica leggenda assicurava, con il lancio della monetina, la benevolenza degli dei. L'unica cosa certa oggi è che il Comune di Roma, al fine di evitare che le monetine vengano portate via dai vandali, provvede alla raccolta periodica delle stesse, per donarle in beneficenza alla Caritas.

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29/08/2017
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