Curiosità su Roma: La grande Forma Urbis Severiana

La Forma Urbis Severiana è un monumento marmoreo dell'epoca imperiale (datato, presumibilmente, nell'età di Settimio Severo), pervenuto ai giorni nostri soltanto in pochi frammenti e che, originariamente, rappresentava una riproposizione in scala della pianta urbanistica di Roma. Eccovi tutto quello che bisogna sapere su questa opera troppo spesso trascurata.

Storia e caratteristiche del monumento
É noto che la pianta in marmo dell'Urbe era originariamente situata in un'aula del Tempio della Pace e, più precisamente, nell'edificio risalente all'epoca augustea posto nelle vicinanze del Foro Romano. Non a caso, questo sito ha rappresentato e continua a rappresentare il principale luogo di ritrovamento dei frammenti della grande Forma Urbis. Il Tempio venne ricostruito, o restaurato, durante l'epoca della dinastia dei Flavi i quali lo sottrassero alla sua originaria funzione (secondo alcuni quella di un tempio degli Dei Penati) per collocarvi l'ufficio catastale.
Proprio per questa particolare funzione è probabile che sul lato affacciato sul Forum Pacis venisse inserita una prima grande planimetria con cui coordinare i lavori di riordino urbanistico voluti da Vespasiano, a partire dal 74 d.C. Successivamente, intorno al 200 (datazione che ha determinato l'attribuzione al monumento dell'aggettivo "Severiana", per la sua collocazione storica durante la dinastia dei Severi), questa planimetria venne convertita in un vero e proprio monumento marmoreo.
Secondo gli studi più accreditati, la Forma Urbis doveva misurare circa 13 metri d'altezza e 18 di larghezza ed era costituita da 150 lastre rettangolari (probabilmente non tutte con identiche dimensioni) distribuite su undici file.
Su tali lastre, di cui le prime otto a partire dal basso erano disposte in verticale o in orizzontale, mentre le ultime tre erano esclusivamente orizzontali, venne inciso il disegno della struttura (la pianta della città). L'opera così composta divenne il rivestimento della parete dell'edificio affacciato sul Forum Urbis, infisso al muro con dei ganci di sostegno e malta.
L'edificio in questione venne trasformato da Felice IV (imperatore d'Oriente tra il 526 e il 530 d.C.) nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano. Questo fatto ha permesso la conservazione di parte dei reperti nei secoli a venire, fino al crollo della struttura e conseguente frammentazione della grande Forma Urbis. Ancora oggi, se visitate le spalle del Foro Romano, potrete ammirare la facciata dell'edificio (oggi afferente alla chiesa) su cui era espostla la Forma Urbis.

La pianta della Forma Urbis
Come anticipato, di questa grandiosa opera oggi non restano che alcuni frammenti, dai quali tuttavia è stato possibile trarre moltissime informazioni relativamente alla pianta della città.
Va precisato che la Forma differisce in buona parte dalla planimetria eseguita durante l'epoca dei Flavi, dal momento che i frammenti, confrontati con i reperti disponibili, ne confermano l'aggiornamento all'epoca di Settimio Severo. Questo imperatore, infatti, compì una nuova ristrutturazione della pianta urbanistica a partire dal 203: inoltre, la presenza nella pianta del Settizonio, edificio inaugurato durante il regno dell'imperatore (e sicuramente prima della sua morte, avvenuta nel 211), come la presenza delle stesse iniziali di Settimio Severo e di suo figlio Caracalla (riportate come Severi Et ...Tonini AV.. NN.., letteralmente "di Severo e Antonino, nostri Augusti") conferma ancor di più la datazione del reperto.
In particolare, l'aggiornamento della pianta della città si è traslata sulla Forma Urbis con diverse impostazioni caratteristiche. Una di queste è data dal particolare orientamento della cartina, che rovescia il criterio di misura da Sud-Ovest a Nord-Est e divide le regioni cittadine secondo la ripartizione serviana e augustea. Nella Forma, invece, si segue un orientamento nitido Nord-Sud e come baricentro il Circo Massimo e le sue direttrici: la Via Appia e il Settizonio.
Tutto ciò è confermato anche da alcuni frammenti di didascalie presenti in prossimità dei rilievi che rappresentano i principali monumenti della Roma Antica e che, quando il reperto era integro, dovevano accompagnare sia le ripartizioni tra circoscrizioni della città che le denominazioni delle vie principali.
La scala media della Forma Urbis doveva presentare un rapporto di circa 1 a 250: è stato possibile calcolarlo ritenendo che la superficie totale del monumento fosse di 360 metri quadrati. A sua volta, questo dato è confermato dal ritrovamento dei fori degli arpioni di bronzo che dovevano reggere i singoli pannelli di marmo: abbinando ciascuno ad un frammento è stato possibile riconoscere il numero e la dimensione delle diverse lastre, ottenendo così le misure approssimative dell'intera opera.

La scoperta della Forma Urbis
Come più volte ribadito, della Forma Urbis è conservata una piccola parte (non superiore al 15% della superficie totale) sotto forma di un migliaio di frammenti. I primi ritrovamenti sono avvenuti a partire dal 1562, anno in cui avvennero i primi scavi volti alla ristrutturazione di quella che era ormai diventata la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, voluta da Papa Pio IV. Secondo quanto emerso dalle annotazioni dell'architetto Giovanni Antonio Dosio, i primi frammenti vennero addirittura trovati affissi alla parete dell'edificio. Essi vennero successivamente esposti al pubblico e riprodotti da Onofrio Panvinio in alcuni disegni risultanti dal codice Vaticano. Tuttavia, dopo la morte di Panvinio i resti, che nel frattempo erano stati trasferiti al Palazzo Farnese, vennero in parte perduti e dimenticati, per essere nuovamente riscoperti dal Vescovo Bianchini e trasportati al Vaticano e, infine, nel Museo Capitolino.
É nel tardo Ottocento che nuovi lavori nei pressi dell'antico Foro permisero il ritrovamento di nuovi frammenti, sia presso il Palazzo Farnese che in Via Giulia, oltre che nell'orto della chiesa dei Santi Cosma e Damiano.
Tra essi i più importanti sono quelli che raffigurano le Terme di Traiano, l'acquedotto di epoca claudiana/neroniana, il Circo Massimo, il Tempio di Marte Ultore, il Teatro di Balbo, le Terme di Agrippa, e così via. L'importanza di questo documento nella configurazione di quella che era la struttura urbanistica di Roma nell'età imperiale è quindi centralissima: anche sulla base dei frammenti ritrovati, infatti, è stato possibile individuare ulteriori aree di scavo e di scoperta che hanno restituito moltissime opere completamente dimenticate.

Dove si trova oggi la Forma Urbis?
Attualmente, i frammenti ritrovati della grande Forma Urbis Severiana sono quasi tutti conservati nel Museo della Civiltà Romana, nel quartiere Eur, in attesa di una ricomposizione che permetta di apprezzare la grandiosità ormai perduta di questo progetto. Tuttavia, l'accesso all'opera è attualmente riservato solo agli studiosi, ma grazie al lavoro dell'Università di Stanford, che ha provveduto alla digitalizzazione degli oltre 1.000 frammenti ritrovati, potrete trovare in rete alcune rappresentazioni affidabili di questo monumento dal valore inestimabile.

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24/01/2019
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