Curiosità su Roma: la leggendaria rivalità tra Bernini e Borromini

Roma è un luogo che ha costruito la sua bellezza ed originalità grazie alle proprie radici storiche; dalle vestigia del passato più antico alle costruzioni più moderne in un'alchimia unica, la città eterna regala ai propri visitatori monumenti di eccezionale valore artistico e, per i più curiosi, una solida tradizione culturale che vive costantemente nei ricordi, nelle parole e nelle leggende metropolitane che la animano.

Il Seicento romano
Il lungo periodo che comincia con il termine dell'architettura manierista simbolo della razionalità e dell'ordine umano, è definito dagli studiosi come architettura barocca e non c'è nulla di più pregevole a disposizione del viaggiatore, per appagare la propria curiosità ed i propri sensi, che lasciarsi trasportare per qualche giorno all'interno di un itinerario di visita della Roma barocca del Seicento.
Un periodo storico più lungo di un secolo, in cui Roma capitale mostra al mondo la propria stupefacente magnificenza fatta di stucchi, ori, preziose decorazioni e sinuose curve che caratterizzano un'architettura prorompente. Nel Seicento Roma esibisce la propria potenza attraverso grandi opere di mecenatismo; grazie all'intervento papale vengono riuniti in città i migliori artisti, scultori ed architetti del tempo impegnati in un doppio percorso atto a far diventare unica la capitale e a rendere eterno il loro genio.
Tra gli artisti che seppero creare opere indimenticabili e che furono espressione di una genialità senza tempo e riconosciuta ancora oggi, Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini animarono la cultura romana portando il carattere innovativo di una tradizione architettonica nuova e regalarono alla città capolavori inestimabili.

Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini
Artisti dal valore assoluto ed ineguagliabile furono entrambi chiamati alla corte romana per impreziosire la città di splendide testimonianze. Due facce di una stessa medaglia si potrebbe pensare, ma con caratteristiche e peculiarità molto differenti. Gian Lorenzo Bernini, maestro a tutto tondo, scultore, architetto ma anche abile scenografo, fu un artista poliedrico che animò la cultura barocca del tempo e ne fu esempio indiscusso. Nato a Napoli, ma di solida origine toscana per parte di padre, fu uomo dal carattere geniale ed esuberante capace di diventare leader carismatico nei salotti romani e di sfruttare appieno la capillare rete di contatti ed amicizie che si era creato, ottenendone benefici, numerose commesse di lavoro e grandissima fama.
Francesco Borromini fu un architetto di raro talento, acume e creatività; nato nelle nebbiose lande lombarde, si trasferì ed operò quasi tutta la vita a Roma dando vita a dei capolavori architettonici che ancora oggi è possibile ammirare. Espressione più pura dell'ingegno barocco, fu, al contrario del Bernini, uno spirito irrequieto. Di carattere ombroso e riservato, era poco incline alla mondanità e trascorse gran parte della sua esistenza struggendosi in macerazioni dell'animo.
Il rapporto tra il Bernini ed il Borromini fu quasi da subito conflittuale probabilmente anche a causa delle profonde differenze caratteriali che li contraddistinguevano; l'acredine sfociò in una vera e propria rivalità che a colpi di lingua e di scalpello animò la cultura romana del tempo lasciando, per fortuna, preziose testimonianze architettoniche. Anche nella momento della fine furono profondamente diversi; il Borromini si suicidò schiacciato dal peso di una terribile depressione, il Bernini dopo aver vissuto con ironia la lunga malattia che lo aveva colpito e segnato con una paralisi al braccio destro, impedendogli di lavorare, morì serenamente.

La leggendaria rivalità tra Bernini e Borromini attraverso le loro opere
Il Baldacchino di San Pietro
La prima occasione di scontro fra i due artisti si ebbe nel 1630 quando a Gian Lorenzo Bernini fu commissionata la creazione di quello che sarebbe diventato lo splendido Baldacchino di San Pietro. Tra i collaboratori del Bernini vi era anche il Borromini che, grazie al suo acume ed ingegno di architetto, seppe realizzare dei disegni precisissimi che resero possibile una copertura perfetta dell'opera. Benché il lavoro del Borromini fosse stato assolutamente indispensabile per portare a termine il progetto iniziale egli non ne ebbe alcun riconoscimento. Grazie all'alleanza del Bernini con papa Urbano VIII, l'artista napoletano raccolse fama ed onori oltre che un lauto corrispettivo economico per il lavoro prestato.
Al Borromini non venne riconosciuto nulla; turbato per l'accaduto se ne lagnò pubblicamente non tanto per il lato venale dell'impresa, ma per la mancanza di riconoscenza. I rapporti tra i due degenerarono; la leggenda legata al celebre Palazzo di Propaganda Fide lo testimonia.

Il Palazzo di Propaganda Fide
Ebbe modo di trovare rivincita il Borromini quando, intorno al 1640, ottenne l'incarico di realizzare il palazzo benché fosse stato in un primo momento commissionato al rivale che abitava in un immobile attiguo. Il palazzo è un vero gioiello architettonico che, prima della sua conclusione, il Borromini volle celebrare scolpendo sulla facciata non ancora compiuta due grandi orecchie d'asino a mo' di sberleffo per il suo rivale. Il Bernini, di cattivo carattere e collerico per natura, rispose scolpendo un fallo gigante sul cornicione della sua proprietà. Lo sconcerto fu notevole ed essendo estremamente visibili le due opere dalla pubblica via, ne fu chiesta la rimozione per decenza.

La fontana dei Quattro Fiumi e la chiesa di Sant'Agnese (piazza Navona)
Nel 1647 il Borromini ottenne l'incarico di occuparsi del rifacimento integrale di Piazza Navona, ma il Bernini lo beffò presentando un progetto assai più maestoso ed elaborato ed utilizzando la propria rete di conoscenze personali.
Il Bernini realizzò la splendida fontana dei Quattro Fiumi in cui la leggenda vuole che la statua del Nilo abbia il volto velato per non vedere l'obbrorio della chiesa di Sant'Agnese in Agone realizzata dal Borromini, posta proprio di fronte alla fontana, mentre quella del Rio della Plata abbia il braccio teso e la mano aperta per proteggersi dal crollo della chiesa stessa. Per contro il Borromini volle realizzare la statua di Sant'Agnese, posta ai piedi del campanile di destra, col volto girato ed un'aria di disprezzo dipinta proprio per non vedere la bruttezza della fontana.
Quel che ci sia di vero non è dato saperlo con certezza, ma rimane affascinante guardare le opere con un occhio diverso e, perché no, oltre che ammirato, assai divertito.

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07/02/2019
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