Dintorni di Roma: Le città ciclopiche del Lazio

Con questo approfondimento sui dintorni di Roma vi portiamo alla scoperta dei tesori archeologici disseminati nel Lazio: le città ciclopiche. Si tratta delle antiche città dotate di mura difensive di enormi dimensioni, simili a quelle delle città micenee in Grecia. Per partire alla scoperta di questi complessi vi indicheremo quali sono le loro origini, dove trovarli e quali sono i monumenti più importanti.

L'origine delle città ciclopiche
Secondo alcuni studiosi, le città ciclopiche sono state costruite dai Romani, ma il fatto che siano presenti unicamente nel Lazio rende più plausibile la teoria secondo cui esse vennero edificate in epoca precedente all'espansione di Roma nella regione.
La gran parte delle città ciclopiche si estende nel sud del Lazio, intorno alla catena dei monti Ernici: alcune eccezioni sono anche in altre zone della regione, come a Segni.
Per quanto riguarda le loro origini, probabilmente questi insediamenti vennero costruiti dalle civiltà autoctone, come Volsci, Ernici ed Etruschi: per questo motivo, i Romani avrebbero conquistato queste città e successivamente inglobato le medesime nel proprio territorio. É molto probabile, peraltro, che gli antichi Romani avessero ristrutturato le città medesime, per cui l'affermazione che ne riconduce le origini alla civiltà romana non può essere del tutto scartata.
Non esistono dati che permettano di risalire in modo certo alla fondazione di queste città: la prova principale è costituita dai documenti dell’epoca di provenienza romana, che certificano l’esistenza di conflitti o di alleanze dell’Urbe con una o più di questi insediamenti.
Chiaramente gli antichi popoli laziali, e i relativi insediamenti, vennero a poco a poco inglobati nell’area di controllo romano. Tra questi popoli possiamo attestare con certezza la presenza degli Ernici, che guidavano una lega di città alleate contro Roma che comprendeva Anagnia, Aletrium, Ferentinum e Verulae.

Perché vennero costruite le città ciclopiche?
Le città ciclopiche, come suggerisce il nome (che si ispira al gigante Ciclope noto alla mitologia antica), sono caratterizzate tutte dalla presenza di strutture difensive megalitiche, ossia da potenti mura costruite da immensi massi che cingevano gli insediamenti; ne deriva che la spiegazione più probabile sul perché vennero costruite è sicuramente riconducibile alla funzione difensiva.
Ciò non toglie che la spiegazione potrebbe essere anche un’altra. Alcune di queste costruzioni, infatti, mostrano la presenza di piante particolari o di simboli decorativi che richiamano certi motivi religiosi comuni ai popoli che abitavano queste città.
Ad esempio, nell’Acropoli di Alatri e di San Felice Circeo è la stessa pianta della struttura che richiama alcuni motivi astronomici, chiaro riflesso dell’influenza mistica che ebbero coloro che progettarono il sito. Allo stesso tempo, potrete ammirare molti bassorilievi con motivi fallici o altri simbolismi, come accade per i tre falli della Porta Minore di Alatri o nella fortificazione di Grotte di Torri in Sabina: anche questi simboli possono richiamare una funzione religiosa, autonoma o cumulata rispetto a quella difensiva.
Un altro indice in tal senso potete ritrovarlo dall’osservazione delle nicchie presenti su alcune mura (ancora ad Alatri), destinate probabilmente ad accogliere statue di divinità, o dalla presenza di bassorilievi con immagini religiose, come aquile, ciclopi e così via.
Infine, gli studi più recenti hanno attestato la presenza di progetti astronomici molto ambiziosi per l’epoca (al pari di casi molto più noti, come il complesso inglese di Stonehenge): ancora ad Alatri si può osservare come la conformazione delle mura e dell’Acropoli sia tale da avere come centro un punto in cui, durante il solstizio d’estate, si può osservare il sorgere del sole allineato con l’angolo nord-est del complesso. Nel medesimo punto, se le condizioni atmosferiche vi sono favorevoli, potrete notare l’incrocio perfetto tra le linee ideali che congiungono le porte e le torri della cinta di mura.
Esempi del genere sono ricavabili anche in altre città ciclopiche. Un esempio è la struttura della città bassa di San Felice Circeo, dove potrete ammirare l’allineamento tra i raggi del sole durante il solstizio estivo, l’angolo sud-ovest dell’Acropoli e la porta principale della città bassa. Anche l’asse con cui è costruita la città di Norba risulta allineato con il Sole, ma durante il tramonto al solstizio d’estate.

Le principali città ciclopiche
Come abbiamo detto, in tutte le città ciclopiche potrete ammirare mura poligonali, cioè realizzate con dei blocchi di pietra squadrati disordinatamente e posizionati l’uno sopra l’altro. L’immensità dei progetti richiama la tradizione narrata da Euripide e Strabone, che vuole le mura costruite dai giganti Ciclopi (a sottolineare la portata delle energie e degli sforzi necessari ad edificarle). Per fare un esempio, l’architrave della Porta Maggiore dell’Acropoli di Alatri può superare le 27 tonnellate.
Indicare un itinerario ideale che potrebbe guidarvi alla scoperta delle più importanti città ciclopiche del Lazio comporta la necessità di illustrare quali sono le mete davvero imprescindibili. In questo senso soccorre la collocazione della maggior parte dei siti intorno alla catena dei Monti Lepini ed Ernici.
Qui potrete trovare l’antica città di Norba, che si staglia sulla Pianura Pontina e alla quale è possibile accedere superando una porta sormontata da una grossa torre cilindrica: questa città è probabilmente stata la sede del popolo laziale dei Volsci. Vicina a Norba si trova la città di Cori, al cui interno si trovano ancora reperti delle abitazioni costruite a ridosso delle mura poligonali.
Attraversando la Valle del Sacco, lungo il fianco dei monti Prenestini, si possono ammirare le città di Palestrina e di Castel San Pietro Romano: anche qui le rovine certificano la presenza di incredibili mura ciclopiche.
Le tappe più importanti sono però quelle che si collocano presso i monti Ernici, verso la Ciociaria: qui si trovano i ruderi delle città antiche di Ferentino, Alatri e Veroli, ciascuna delle quali conserva più o meno perfettamente i resti delle mura megalitiche.
Se, invece, non pensate di avere tempo per un tour che tocchi le più diverse testimonianze dell’epoca megalitica nel Lazio, eccovi alcuni suggerimenti sugli altri monumenti che vale la pena di vedere.
In primo luogo, possiamo citare l’Acropoli di Arpino, la cui Porta è costituita da due enormi blocchi poligonali alti fino a tre metri e sormontati da un architrave altrettanto lungo e pesante. Altro luogo molto suggestivo e particolarmente consigliato è Ferentino, la cui Porta Sanguinaria rappresenta uno degli esempi meglio conservati dell’opera poligonale. Qui i blocchi sono disposti a formare un arco a sesto acuto, conferendole un aspetto monumentale. Da visitare senz’altro anche l’Acropoli.

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27/12/2018
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