L’arco di Tito l’ultima opera della dinastia Flavia

L'Arco di Tito fu espressamente commissionato dal Senato romano per ricordare l'omonimo imperatore romano scomparso nell'81 d.C. e la sua vittoria nella guerra giudaica in Galilea. Infatti il padre Vespasiano, rientrato a Roma nel 69 per occupare il trono, lasciò a Tito il compito di sedare la rivolta in Giudea. L'anno successivo la conquista di Gerusalemme e la distruzione del Tempio portò alla fine della guerra e il giovane principe poté festeggiare il proprio trionfo a Roma nel 71. Tito regnò per soli 3 anni ma fu definito "la delizia del genere umano" e in sua memoria fu realizzato l'arco, anche perché l'imperatore non aveva avuto il tempo di occuparsi della costruzione di monumenti che celebrassero le sue gesta. Nel corso dei secoli l'Arco di Tito ha subito diverse vicissitudini. Nel Medioevo fu incorporato prima nella fortezza dei Frangipane e successivamente nella costruzione del convento di Santa Maria Nova (oggi Santa Francesca Romana). I primi lavori di restauro iniziarono nel Cinquecento per ordine dei papi Sisto IV e Paolo II, ma solo tra il 1812 e il 1824 si ebbe un vero e proprio percorso accuratamente pianificato di valorizzazione del monumento. I restauri furono diretti da Giuseppe Valadier e da Raffaele Stern, che eliminarono le strutture medievali. Invece tra il 1901 e il 1902 furono eseguiti interventi per abbassare il livello stradale e riportare alla luce la pavimentazione di epoca augustea. Ciò ha portato alla comparsa di fondazioni sospese. Dovete tenere a mente che esisteva anche un altro Arco di Tito, tuttavia oggi è scomparso: aveva un'altezza di 10 metri per una profondità di circa 15 metri e un'ampiezza di 17 e sorgeva nel Circo Massimo. Di conseguenza era più basso e più massiccio rispetto a quello che si trova sulle pendici settentrionali del Palatino. Infatti l'Arco di Tito propriamente detto presenta un'altezza di 15,40 metri, una profondità di 4,75 e una larghezza di 13,50 metri.

Struttura e rivestimento
L'arco di Tito è un arco di trionfo con un'arcata unica (un solo fornice) che sorge nella zona occidentale dei Fori Romani. È il monumento simbolo della dinastia Flavia sia per il fatto di essere un capolavoro dell'arte romana e dalle caratteristiche architettoniche innovative (per quanto riguarda la struttura e la decorazione) sia perché risulta essere l'ultima opera di grande rilievo realizzata su ordine di questa famiglia. Sul lato ovest, rivolto verso i Fori Romani, vedete l'attico con l'iscrizione e la dedica del monumento alla memoria dell'imperatore Tito da parte del Senato. Non si sa quando furono terminati i lavori, ma si ritiene che furono effettuati tra l'85 e il 90. Infatti Tito è indicato come "divus", elemento che attesta il fatto di essere un'opera postuma. Rispetto agli altri archi di trionfo realizzati in epoca giulio-claudia questo monumento presenta una struttura più compatta e robusta, simile a quella dell'arco di Susa. Si tratta di una differenza sostanziale, che consente di distinguere nettamente questo stile dai modelli influenzati dall'architettura ellenistica. Al tempo stesso è il primo esempio di capitello composito sicuramente datato presente nella Città Eterna. L'opera presenta colonne ai 4 lati che ne slanciano la figura verso l'alto ed è rivestita completamente in marmo, lunense nella parte superiore e pentelico per la parte inferiore, capitelli compresi. Invece il nucleo interno è un cementizio e lo zoccolo in travertino, portato alla luce durante i restauri otto-novecenteschi. Il fornice è incorniciato su entrambi i lati da semicolonne con capitelli compositi e fusti scanalati, che a loro volta servono come supporto per la trabeazione.

Le sculture
L'Arco di Tito è completamente decorato con sculture e bassorilievi per celebrare graficamente la vittoria dell'imperatore nella guerra giudaica. La trabeazione presenta un fregio con figure ad altissimo rilievo e dalla silhouette statica che mostrano una scena di sacrificio in stile romano seguendo il modello dell'Ara Pacis. La decorazione si caratterizza per la presenza di elementi irreali e disorganici, che fanno prevalere l'aspetto simbolico su quello della verosimiglianza. Infatti gli animali sono sproporzionatamente grandi rispetto alle persone che li conducono al sacrificio. Ai lati del fornice si trovano i pannelli commemorativi della vittoria di Tito e del suo trionfo. Sul lato nord viene rappresentato l'imperatore Tito incoronato dalla dea Vittoria mentre è assiso sulla quadriga trionfale. Il cocchio è affiancato dal Genio del popolo romano e dalla personificazione della città di Roma (secondo altri studiosi le figure rappresentano invece il Senato e il Popolo romano) ed è guidato della Virtus a piedi. Alle spalle della quadriga potete intravedere i fasci dei littori e le teste dei legionari che componevano il corteo del trionfo. Si tratta di una raffigurazione convenzionale, ma presenta diverse innovazioni stilistiche e decorative. Innanzitutto la scena è molto più affollata rispetto alle soluzioni dei decenni precedenti e si supera l'idea che la lettura delle immagini debba seguire un andamento rettilineo. Le figure sono collocate in maniera verosimile nello spazio: ad esempio i littori sono appena sagomati, le teste dei cavalli sono a tutto tondo. Invece sul lato sinistro viene riportato il momento dell'ingresso da Porta Triumphalis dell'imperatore e delle sue truppe per la sfilata trionfale per le vie di Roma. La scena è raffigurata in prospettiva scorciata e si vedono componenti del seguito recare il bottino della guerra vittoriosa, messo in mostra sulle portantine. Tra i preziosi spiccano gli arredi del Tempio di Gerusalemme, saccheggiato prima della sua distruzione. Potete distinguere le trombe d'argento, i vasi sacri, la tavola per il pane e il candelabro a sette braccia. Inoltre gli inservienti reggevano cartelli con la descrizione delle città conquistate durante la guerra e degli oggetti che componevano il bottino. A differenza dei bassorilievi ellenistici si ha una maggiore vivacità e l'impressione del movimento della processione. Infatti le figure non sono statiche e non sono riprodotte convenzionalmente su una linea retta. Al contrario, la processione si svolge lungo un'ampia curva prospettica convessa: nell'angolo a destra le figure sono di schiena mentre entrano dalla Porta Triumphalis e quelle a sinistra sono di fronte oppure di tre quarti. Anche la volta del fornice è riccamente decorata. La superficie è a cassettoni e al centro potete ammirare una formella che raffigura l'apoteosi di Tito. La sua divinizzazione dopo la morte è simboleggiata dalla sua ascesa al cielo in volo con un'aquila.

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23/08/2018
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