Le fluide geometrie della fontana dei Quattro fiumi del Bernini

I QUATTRO FIUMI, SIMBOLO DEL BAROCCO ROMANO
"Si trovano a Roma vestigia di una magnificenza e di uno sfacelo tali, che superano l’una e l’altro, la nostra immaginazione!".
Questa è una delle considerazioni più note espresse su Roma dallo scrittore e drammaturgo tedesco Goethe, che, con il suo "Viaggio In Italia", potrebbe essere considerato una sorta di precursore delle moderne guide turistiche così in voga nei giorni nostri; tale riflessione si addice nel manifestare quello che potrebbe essere lo stupore di chi ammirerà per la prima volta una delle più celebri e amate piazze romane dove, al suo interno, come da fulcro, è collocata la maestosa e armoniosa Fontana dei Quattro Fiumi.

Può apparire decisamente pleonastico descrivere la fontana senza raccontarne la storia che inevitabilmente si intreccia con quella della sua piazza e con le altre meraviglie collocate al suo interno. Testimonianza incomparabile di perfezione di quel movimento ideologico culturale, sviluppatosi nel Seicento e Settecento, che impropriamente viene definito "barocco", la Fontana dei Quattro Fiumi ne rappresenta il simbolo ideale sia in termini di esaltazione della potenza di Dio sia di suggestione scenica.

ARTE COME STUPORE
Ciò che si avverte nell'ammirare per la prima volta questa opera d'arte è una indescrivibile sensazione di impotenza e di grandezza. Come per altri esempi di arte barocca, anche qui la capacità di meravigliare lo spettatore, di lasciarlo interdetto, senza parole, è una delle caratteristiche tipiche degli artisti che, da Bernini in poi, pur richiamando le forme perfette e melodiche del classicismo, ne accentueranno gli aspetti terreni umanizzando i volti e i movimenti delle statue e delle sculture.

FIUMI DAI VOLTI UMANI
Una delle particolarità di tale fontana è di rendere ancor più umani dei simboli, delle allegorie, grazie a espressioni e ad atteggiamenti che ne evidenziamo ora la fragilità, ora la rabbia, ora ancora la rassegnazione, il tutto senza mai rinunciare alla grazia e all'armonia dell'insieme. E sono le forme geometriche un altro aspetto estremamente significativo ed evocativo; collocare la fontana al centro della piazza, dove un tempo si trovava un beveratore, testimonia l'importanza del monumento stesso e soprattutto esalta il potere papale considerato come il fulcro della cristianità.

STORIA DELLA COMMISSIONE DELLA FONTANA
E pensare che la fontana che ammiriamo oggi sarebbe potuta essere completamente diversa se il genio politico (oltre che artistico) del Bernini si fosse arreso dinanzi all'evidenza. Si narra infatti che il papa di allora, Giovanni Battista Pamphilj (Innocenzo X), legato all'altro grande architetto dell'epoca, Francesco Borromini, non vedesse di buon occhio l'architetto napoletano; quest'ultimo era infatti protetto dal precedente papa, Urbano VIII, discendente dell'antica famiglia Barberini, in acceso conflitto con quella dei Pamphili. Per questo motivo, tentando di cancellare il passato, salito sulla soglia pontificia papa Innocenzo X cercò di emarginare tutte quelle figure artistiche legate alla nemica famiglia Barberini; tra questi non poteva mancare il Bernini, cui inizialmente ci si affidò solo per terminare il condotto dell'Acqua Claudia.
Fu proprio l'abilità diplomatica unita a una indiscussa personalità a motivare il Bernini in quella che sembrava un'ardua impresa: farsi assegnare i lavori di costruzione della Fontana dei Quattro Fiumi. E ci riuscì con uno stratagemma; si suppone che fu il regalo del modello in argento della fontana, alto un metro e mezzo, fatto alla cognata del papa, donna Olimpia Maidalchini, figura ambigua ma donna molto influente, che convinse il pontefice ad assegnare il lavoro proprio al Bernini spiazzando la concorrenza del, fino ad allora preferito, Borromini.
Questo episodio segnò l'inizio di quella che è stata considerata una delle più grandi rivalità nel mondo dell'architettura, e la fontana ne sarà un simbolo.

UNA PERLA IN UNO SCRIGNO
Insieme ad altre due splendide fontane (quella del Moro e quella dei Calderari), purtroppo surclassate in magnificenza e in grandezza dall'opera del Bernini, è incastonata, come per incanto, nella piazza che occupa la pista del vecchio "Stadio di Domiziano", del quale ha conservato la forma rettangolare tipica delle arene.
La fontana, realizzata nel 1651, rappresenta simbolicamente il trionfo della Chiesa sulle quattro parti del mondo, identificate nei quattro più importanti fiumi allora conosciuti (il Danubio, il Gange, il Nilo ed il Rio della Plata), ed è sormontata da un imponente obelisco proveniente dal circo di Massenzio. Per conferire un carattere di diversità ad ogni singolo fiume, per renderli ancora più unici, fu commissionato ogni "gigante" a un diverso scultore. Sappiamo infatti che il Bernini si avvalse dell'aiuto di Giacomo Antonio Fancelli per il Nilo, di Claude Poussin per il Gange, di Antonio Raggi per il Danubio e di Francesco Baratta per il Rio della Plata. Anche per un occhio non troppo esperto è facile cogliere le allegorie e le caratteristiche che identificano ogni singolo fiume.
- Il Nilo, rappresentato da un leone e da una palma, che simboleggiano l’Africa -il Rio della Plata (che in spagnolo vuol dire argento), con le monete argentee, simbolo del colore delle sue acque -il Danubio, identificato con un cavallo e con i fiori, richiamo delle fertili pianure danubiane -il Gange, con un lungo remo, che testimonia la navigabilità delle sue acque.

LEGGENDA O REALTA'
Ma oltre alla bellezza estrinseca di questo monumento, ciò che oggi lo caratterizza sono le storie, le leggende arrivate sino a noi.
La più nota tra le leggende che da sempre stuzzicano la fantasia dei turisti è quella relativa al movimento innaturale del braccio di uno dei quattro fiumi, il Rio della Plata, collocato al cospetto della Chiesa di Sant'Agnese in Agone, opera del Borromini. Si dice che tale statua tenga alzato il braccio per ripararsi dall'imminente crollo della cupola e/o del campanile della prospiciente chiesa, a causa della mediocrità del suo progettista (il Borromini); inoltre anche un altro fiume (il Nilo) pare coprirsi gli occhi in modo da evitare di doverla guardare (in realtà gli occhi bendati indicano l'incertezza delle sue sorgenti). Leggende a parte è difficile non rimanere estasiati dinanzi a un opera di tale bellezza. I giganti del Bernini acquistano una plasticità incredibile, accentuata dai gesti pieni di vita e di possanza. Un misto tra esuberanza espressiva e simbolismo metaforico; oltre alla presenza dei quattro fiumi è rilevante e meritevole di attenzione anche la raffigurazione di sette animali e di elementi naturali,disseminati intorno a tutta la fontana e strettamente correlati con le personificazioni dei fiumi.
Che si tratti di leggende, di mere invenzioni o che celino una parte di verità siamo sicuri che davanti a questa meraviglia rimarrete anche voi stupiti come Goethe e capirete perché Quinto Orazio Flacco, nel suo inno a Roma, disse "Tu non vedrai nessuna cosa al mondo maggior di Roma".

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10/09/2018
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