Poesia e architettura medievale tra le meraviglie del Giardino di Ninfa

Roma, caput mundi, vi regala un'infinità di luoghi in cui andare e sensazioni magiche da provare, e proprio quando pensate di averla visitata tutta ecco, allora, che spunta una nuova stradina o un monumento che vi era sfuggito.
I suoi dintorni, però, non sono da meno e oggi desideriamo proporvi un posto davvero incantevole dove Virginia Woolf, Ungaretti e Moravia hanno cercato e trovato l'ispirazione per le loro famose opere.
Stiamo parlando del noto Giardino di Ninfa che si trova a poco meno di un'ora dalla capitale, nel territorio del comune di Cisterna Latina, ed è stato dichiarato, nel 2000, Monumento Naturale della Regione Lazio.

1. La leggenda del Giardino di Ninfa
La leggenda narra che la bellissima principessa Ninfa vivesse, con suo padre, in un castello, vicino al lago, alle pendici dei monti Lepini.
Pare che le zone limitrofe fossero, però, costellate da enormi paludi, dove a farla da padrone erano la malaria e le zanzare.
Il padre di Ninfa voleva a tutti i costi bonificare l'intera area e per questo convocò Martino e Moro, i due sovrani confinanti.
Colui che fosse riuscito nell'impresa avrebbe avuto in sposa sua figlia, segretamente innamorata di Martino.
Quest'ultimo, di animo nobile, non ebbe successo, mentre Moro, il re stregone, portò a termine l'opera grazie ai suoi sortilegi.
Ninfa per sfuggire al proprio destino si gettò, allora, nelle acque del lago e scomparve per sempre.

2. La storia
La storia di Ninfa, che deve il suo nome a un tempietto romano dedicato alle Ninfe Naiadi, ha avuto inizio nel lontano VIII secolo, quando l'imperatore Costantino V Copronimo donò questa area fertile a Papa Zaccaria. Il territorio, a quell'epoca abitato da poche persone, aveva un'importante valenza strategica perché sorgeva sulla via Pedemontana.
L'arrivo della casata dei Frangipane fu determinante per lo sviluppo architettonico, economico e politico di quella che sarebbe divenuta una vera e propria città.
Gli avvicendamenti successivi culminarono con un cambio della guardia, e Ninfa divenne di proprietà dei Caetani che attuarono una serie di interventi: il maniero venne ampliato con l'aggiunta della cortina muraria e l'innalzamento della torre preesistente, mentre il castello baronale fu costruito in toto.
La cittadina, vittima di malaria e razzie, fu abbandonata dai suoi abitanti, ma l'arrivo del cardinale Niccolò III Caetani, nel XVI secolo, diede nuovi impulsi. Venne realizzato, infatti, un giardino al cui interno furono piantate diverse varietà di agrumi e in un secondo tempo si aggiunsero polle d'acqua e fontane.
Alla fine dell'Ottocento il territorio fu bonificato in ogni sua parte, diversi edifici, tra cui il palazzo baronale, vennero consolidati e restaurati, mentre il parco assunse un profilo romantico tipicamente anglosassone.
Marguerite Caetani vi apportò molti cambiamenti sull'onda dei sentimenti, della spontaneità, della libertà e con la più totale assenza di forme geometriche stabilite. Costei lasciò il testimone alla figlia Leila che lo arricchì di molte altre piante (magnolie, prunus e rose rampicanti), non utilizzò mai alcun genere di fertilizzante e assecondò, sempre, lo sviluppo naturale delle specie floristiche; vicino alle mura sud della città aggiunse, inoltre, un 'rock garden'.

3. Le specie floristiche e faunistiche del Giardino di Ninfa
L'incantevole giardino, che copre una superficie di otto ettari, è immerso in un'atmosfera dal sapore fiabesco grazie ai ruderi dell'antica città e ai numerosi corsi d'acqua che lo attraversano.
Questo polmone verde vi accoglie con oltre 1300 specie diverse di piante e tra queste si annoverano diciannove varietà di magnolia decidua, betulle, iris acquatici, aceri provenienti dal Giappone, viburni, caprifogli, cornioli, camelie e clematidi.
Le condizioni climatiche particolarmente favorevoli permettono, inoltre, di coltivare l'avocado, i banani e la gunnera manicata dell'America meridionale.
Si intravedono ciliegi, meli, tulipani e diversi tipi di rose rampicanti sugli alberi e le rovine, mentre altre crescono lungo il greto di fiumi e ruscelli.
Nei pressi del ponte romano potete, inoltre, ammirare gelsomini, glicini, bambù provenienti dalla Cina e alcuni esemplari che arrivano dal Brasile e dall'Australia.
Ogni pianta, anche quella proveniente dal luogo più sperduto al mondo, riesce a crescere rigogliosa: è come se il giardino avesse qualche strano potere magico che gli consente di ricreare, perfettamente, l'habitat del paese d'origine delle specie floristica.
Il Giardino di Ninfa ospita, inoltre, ben 152 specie ornitologiche censite: alzate, perciò, gli occhi al cielo perché potreste intravedere il Falco Pellegrino, il Barbagianni, l'Airone cenerino e la pavoncella.

4. Una passeggiata tra le altre meraviglie del Giardino di Ninfa
Quest'oasi non è solo una vera e propria esplosione della natura: passeggiando tra la ricca vegetazione potete ammirare le rovine di palazzi, chiese, campanili medievali e di un castello.
Ninfa, nel suo periodo di massimo splendore, si contraddistinse per la moltitudine di case (più di 150), edifici di culto, ponti, mulini, due ospedali, un maniero e un municipio.
Una cinta muraria lunga circa 1.400 m faceva, inoltre, da scudo alla città, proteggendola da eventuali incursioni nemiche con l'ausilio di diverse torri.
Nei pressi del lago, fuori dalle mura, potete vedere il castello che fu costruito nel XII secolo e ampliato, in un secondo tempo, con l'innalzamento di una casa signorile.
La torre, completamente restaurata, è alta 32 m, presenta una pianta quadrata e sulla sua sommità si scorgono stupende merlature a coda di rondine.
Un tour tra i resti delle principali chiese è d'obbligo; potete contarne circa quattordici e tra queste la più importante è quella di Santa Maria Maggiore di cui, oggi, rimangono tracce del perimetro esterno, del campanile e dell'abside.
La cittadina ospitò, inoltre, il monastero di Marmosolio e quello di Santa Maria di Monte Mirteto; quest'ultimo, in particolare, venne eretto nei pressi di una grotta che si trasformò, negli anni, in un luogo di pellegrinaggio.
Date, infine, un'occhiata ai ponti che attraversano il fiume Ninfa: uno, in particolare, si chiama Macello perché pare sorgesse nei pressi di un edificio dove veniva macellata la carne.

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16/07/2018
Giardino di NinfaLa leggenda del Giardino di NinfaImperatore Costantino V

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