Una squisitezza romana: il Maritozzo

Ci sono dei riti in Italia che caratterizzano una regione, un territorio o una città. Fanno parte di quelle che sono le consuetudini di gente che in quei luoghi ci sono nati o che, trasferitisi da altre parti d’Italia, hanno imparato a conoscerle e a farle proprie. Degli esempi? Mangiare un ‘coppetiello’ a Napoli per gustare un fritto di pesce cucinato al momento. Oppure, degustare un cannolo siciliano a Catania, appena riempito della sua farcitura. O, ancora, saziarsi con un panino con lampredotto preparato al mercato di San Lorenzo a Firenze.
Tra gli usi che fanno parte delle tradizioni romane, una veramente dolce è rappresentata dal gustare una squisitezza quasi introvabile altrove: il maritozzo romano.
Questo è un dolce tipico che deve essere degustato almeno una volta da un turista che viene nella Capitale per ammirarne le bellezze ma anche per immergersi nella realtà quotidiana che permea la città.

Il maritozzo romano: questo (s)conosciuto
Si tratta di una semplice pagnottella dolce che si prepara con un impasto di farina, uova, burro e un pizzico di sale che viene fatta lievitare prima di essere infornata. Una volta cotto, il maritozzo viene tagliato in senso longitudinale per essere riempito di panna montata prima di essere mangiato.
Fa parte di quelle brioche che si trovano di prima mattina al bar e che, accompagnate da un cappuccino, costituiscono una veloce prima colazione tutta romana. La storia del maritozzo affonda le sue radici fino a giungere al tempo dei Romani dove esistevano delle pagnottine che, una volta cotte, erano cosparse di miele e di uva passa e costituivano un goloso e frugale pasto per la plebe. Gli antichi romani sicuramente importarono questo pane dolce anche in altre regioni dove vide delle personalizzazioni che esistono tutt’oggi. Il maritozzo attuale è un non tanto lontano parente di quello di allora che era tuttavia più grande e che, nel corso dei secoli, veniva preparato anche in casa come pasto per i contadini che dovevano lavorare i campi tutto il giorno e che non avevano possibilità di rientrare a casa per il pranzo. Il maritozzo era presente anche nel Medioevo dove veniva consumato nel periodo che precedeva la Pasqua. Era lievemente differente rispetto a quello di oggi in quanto era più piccolo, più cotto e l’impasto prevedeva anche l’aggiunta di pinoli, canditi e uva passa. Era chiamato ‘Er santo maritozzo’ o ‘Quaresimale’ perché ne era consentito il consumo anche durante il periodo del digiuno della Quaresima. Ma il nome, secondo un’altra versione, si dovrebbe al fatto che il dolce era considerato di buon auspicio per la formazione di una nuova coppia. La tradizione da rispettare a quel tempo prevedeva che il fidanzato regalasse alla promessa sposa il primo venerdì di marzo, proprio questo dolce che aveva una decorazione di zucchero che mostrava due cuori trafitti e non era raro che fosse anche lo scrigno che custodiva un gioiello. In quanto all’origine del nome questa si rifà ad una voluta trasformazione della parola ‘marito’ e dalla forma oblunga che appare fallica, come evidenziato da Gioacchino Belli, il poeta dialettale romano che ne descrisse la forma e la composizione.

La ricetta del maritozzo romano
Chi vuole cimentarsi nella preparazione di questo dolce così buono da mangiare, deve avere i seguenti ingredienti: farina 00, lievito di birra, uova, olio extravergine di oliva, sale e panna dolce da montare per il ripieno. I passaggi della preparazione dell’impasto prevedono di sciogliere il lievito di birra dentro ad un bicchiere con acqua tiepida per essere stemperato e, una volta dissolto, unire il liquido alla farina 00 e poi passare a lavorare l’impasto, fino a quando questo non raggiunge una consistenza elastica e morbida. Poi si lascia riposare il tutto per una ventina di minuti in un posto tiepido e coperto da un torcione pulito. Una volta trascorso questo intervallo necessario alla lievitazione, si prende l’impasto al quale si aggiungerà nuova farina, l’uovo, l’olio extravergine di oliva e un pizzico di sale e si continua la sua lavorazione in modo energico dopo aver unito anche dello zucchero raffinato. Una volta che ogni ingrediente si è ben amalgamato, si lascerà riposare l’impasto sempre in un posto tiepido per almeno un’altra ora sempre protetto dal panno pulito. C’è chi, una volta lievitato l’impasto, lo arricchisce con pinoli, canditi e zibibbo ma questa non è la versione originale romana. Si prepareranno dei panini dalla forma ovale leggermente allungata che si adageranno, ben distanziati tra loro, su di una teglia precedentemente unta con dell’olio extravergine d’oliva dove devono riposare per almeno sei ore. Al termine, la teglia andrà in un forno già caldo, dove resterà per una trentina di minuti ossia finché i maritozzi non appariranno di un bel colore dorato.

Dove mangiare un vero maritozzo romano superlativo?
Sono molti i bar dov’è possibile trovare questo particolare dolce ma, rispetto ad un tempo, questa è un’abitudine che si va sbiadendo. Ci sono dei locali dove il maritozzo è rigorosamente ‘protetto’ e, anzi, coccolato perché una vera e propria attrazione. Quelli che seguono appartengono alla Top Five tra quelli specializzati in maritozzi. In via dello Statuto 60 si trova una pasticceria storica: Regoli. Non sono tanti i maritozzi che ogni mattina fanno parte dell’offerta di questo locale che si trova nel quartiere Esquilino e quindi, occorre andare la mattina presto per degustare questa delizia. Nel quartiere Trionfale, in via Candia 16, c’è lo storico Panificio Mosca dove è possibile comprare il maritozzo della tradizione, ossia il ‘quaresimale’ che viene realizzato senza panna ma ricco di canditi e morbida uvetta all’interno di un impasto fragrante. Nel quartiere Africano troviamo Romoli, in via Eritrea 140. E’ un locale indirizzato a tutti i buongustai che amano la prima colazione e le brioche necessarie per appagare la propria golosità. I maritozzi con abbondante panna montata, inutile sottolinearlo, sono i dolci più richiesti. In via Barrili 56/62, nel quartiere Gianicolense, Dolci Desideri prepara dei mini maritozzi che non sfigurano di fronte a quelli più grandi. Merito dell’impasto soffice e della panna freschissima che non passano inosservati e che fanno ritenere appropriato il detto ‘uno tira l’altro’. Per l’ultimo suggerimento andiamo a Trastevere in via Ettore Rolli 50 in un locale che si chiama ‘Il Maritozzaro’. Qui è possibile mangiare maritozzi con panna in ogni ora della sera e per tutta la notte (durante il giorno il locale è chiuso).

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06/09/2018
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