Vacanze a Roma: la Storia della Città Eterna raccontata dalle sue mura millenarie

La prima traccia di mura a Roma fu opera di Romolo, quando solcò con l'aratro il perimetro del pomerio. Si trattava di uno spazio sacro dove si vietavano costruzioni e sepolture. Tuttavia ci vollero secoli prima che a Roma venissero erette le prime mura di cinta per difendere la città.

Le mura serviane
Le prime vere mura di cinta di Roma furono erette da Servio Tullio, il sesto re della città; da lui presero il nome di mura serviane. La cinta muraria sfruttava la morfologia del territorio, infatti disponeva di un terrapieno alto sei metri composto da parti in tufo romano, il cappellaccio, un tipo di minerale piuttosto friabile; l'opera, di cui oggi non rimane quasi più traccia, fu iniziata a metà del VI secolo a.C. e comprendeva i sette colli. Si è detto che il sistema di fortificazioni sfruttava la natura del territorio; oltre che sul terrapieno il dispositivo difensivo contava anche su un fossato artificiale, profondo dieci e largo circa trenta metri.
Fu il sacco di Roma perpetrato dai Galli, nel 390 a.C., a persuadere l'amministrazione romana che la città avesse bisogno urgente di una nuova cinta muraria; fu costruita seguendo il perimetro delle mura precedenti, stavolta utilizzando un altro tipo di materiale, il tufo giallo che arrivava da Veio. Oggi avete la possibilità di immaginare com'erano le mura, grazie a due frammenti di quella che era la fortificazione originaria. Le nuove mura svolgevano anche la funzione di deterrente alle incursioni dei cartaginesi di Annibale, che con le sue truppe era accampato sull'Aniene; Annibale si rifiutò di marciare su Roma, dopo la battaglia di Canne, proprio grazie alle mura serviane; furono un'opera notevole in quanto proteggevano un territorio di più di 400 ettari e si snodavano per undici chilometri intorno alla città. Erano alte dieci metri, per quattro metri di spessore. Il loro tracciato complessivo includeva il Campidoglio e contava anche diverse porte, la Catularia e la Fontinalis; le mura salivano verso l'odierno Largo Magnanapoli, correndo lungo via Ventiquattro Maggio e raggiungendo largo S.Susanna, presso il quale potete vederne un frammento posto al centro di un'aiuola.
Agli inizi del secolo scorso erano ancora visibili per un lungo tratto, tra via S. Nicola da Tolentino e via Salandra: circa 30 chilometri di mura, che nel 1909 vennero abbattute ma di cui oggi potete ammirare almeno due frammenti, visibili all'interno del portico di un edificio dei primi del Novecento. Le fortificazioni scendevano poi verso l'Aventino fino al Tevere; è proprio quest'area ad aver aperto un dibattito tra gli studiosi: alcuni sostenevano che questo lato della città, quello che affacciava sul fiume, non fosse fortificato a eccezione di due tratti perpendicolari al Tevere; l'ipotesi è confermata in un testo scritto da Livio.

Le mura aureliane
A differenza di quanto accade per le mura serviane, di cui avete la possibilità di vedere solo alcuni frammenti sparsi per la città, le mura aureliane sono ancora visibili, anche se non integralmente. Furono edificate nel III secolo d.C. dall'imperatore Aureliano. L'esigenza era quella di difendere Roma dai Barbari; in quel momento l'impero era minacciato da una gravissima crisi politica ed economica. C'era bisogno di un sistema di fortificazioni imponente e bisognava costruirlo in fretta. I lavori iniziarono nel 271 e terminarono nel 279 d.C. Le mura erano alte circa sei metri e si snodavano per 19 chilometri, otto in più rispetto a quelle erette da Servio Tullio; sotto l'impero di Massenzio risultarono però inadeguate; furono integrate da ulteriori fortificazioni, sfruttando anche una diversa tecnica muraria ancora oggi ben riconoscibile. Le mura aureliane progettate dai tecnici di Massenzio erano costruite con una tecnica chiamata "opera listata"; i ricorsi di tufi e mattoni erano orizzontali; per notare la particolarità di questa tecnica vi basterà visitare la Villa di Massenzio. Nel 400 d.C. il pericolo non veniva più dagli Alemanni ma dai Goti; per questo Stilicone ordinò ulteriori lavori, per rendere ancora più inespugnabile la città. L'altezza delle mura fu quasi raddoppiata; si provvide a trasformare il cammino di ronda in una vera e propria galleria coperta, per impedire ai soldati nemici di colpire i miliziani romani, che tuttavia potevano usufruire di numerose feritoie.
Nel corso del vostro itinerario avrete la possibilità di seguire il percorso delle mura, da San Giovanni in Laterano fino a via della Ferratella in Laterano, dove sono ancora integre: si trovano sotto il piano stradale, quasi a ridosso di alcune abitazioni. Ma il tratto che si è conservato meglio si trova a Porta Latina; da qui fino a porta S. Sebastiano il camminamento vi permetterà di fare una passeggiata in una delle zone più suggestive della città.
Le mura aureliane vennero restaurate nel VI secolo da Belisario, sempre a causa dei Goti, nel VI secolo d.C. Nel corso degli anni, dunque, Roma approntò un dispositivo difensivo che contava quasi 400 torri, più di 100 latrine e oltre 2000 finestre esterne. Oggi potete vedere lunghi tratti della ricognizione delle mura, che serviva ai soldati per controllare i possibili attacchi nemici. Il tragitto consigliato parte dunque da Porta Flaminia, seguendo il Muro Torto, e raggiunge Porta Pinciana. È un tratto di mura molto ben conservato che dispone ancora di 18 torri tuttora visibili. Se vi recate a visitare la torre di via Po, con un salto temporale vi troverete nel 1870. il 20 settembre, infatti, gli italiani penetrarono attraverso Porta Pia a Roma. In questo tratto delle mura aureliane è ancora visibile una palla di cannone rimasta incastrata.

Le mura gianicolensi
Le mura gianicolensi risalgono a un periodo successivo. Furono volute dal pontefice Urbano VIII per ampliare il sistema difensivo della città del Vaticano. Uno degli ingressi si trova a Porta Portese ed è ancora perfettamente visibile; fu realizzato nel 1644 dall'architetto De Rossi. Porta Portese, come la vedete oggi, sostituì un'antica porta che faceva parte delle fortificazioni di epoca romana che salivano verso il Gianicolo. Nonostante i timori di Urbano VIII, per almeno duecento anni le mura non affrontarono alcun pericolo; solo nel 1849 le fortificazioni gianicolensi furono teatro dello scontro tra il papato e la Seconda Repubblica Romana. In quel momento il pontefice stava per perdere il potere temporale sulla città.

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11/03/2019
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