Villa Sciarra: un tesoro nascosto ai piedi del Gianicolo!

Villa Sciarra è situata ai piedi del Gianicolo, delimitata da Via Dandolo, Via Calandelli e dalle Mura Gianicolensi. Fin dall'antichità quest'area è sempre stata occupata da giardini e orti: proprio qui sorgeva il boschetto sacro della ninfa Furrina, presso il quale nel 121 a.C. Gaio Gracco si fece ammazzare da uno dei propri schiavi, dopo la fuga dall'Aventino. Qualche anno più tardi, tutta l'area fu inglobata all'interno del grande spazio verde conosciuto come Horti Caesaris, che scendeva da Monteverde e giungeva fin sulle rive del Tevere. Una leggenda narra che Giulio Cesare vi ospitò Cleopatra durante il suo soggiorno in città. La villa fu costruita a partire dal 1575 per volere di Innocenzo Malvasia, che vi fece erigere l'omonimo casino, un edificio a due piani munito di una loggia. Da quel momento in poi Villa Sciarra ha attraversato periodi di alterne fortune, fino alla grande opera di ristrutturazione compiuta dai suoi ultimi proprietari. Se volete immergervi in un'atmosfera senza tempo, nel cuore di uno dei quartieri più suggestivi della capitale, allora Villa Sciarra è una tappa imprescindibile del vostro tour.

Un parco che incanta a prima vista
Tra Monteverde, Trastevere e il Gianicolo la capitale fa sfoggio di due meravigliose oasi di verde, tra le più belle fra quelle presenti in città: Villa Sciarra e il vicino Orto Botanico. Se desiderate immergervi in un parco grande ma non dispersivo, caratterizzato da un'eleganza rara e da un fascino senza eguali, allora Villa Sciarra è ciò che fa per voi. La villa sorge addossata alle mura gianicolensi e trae il nome dalla famiglia pontificia degli Sciarra, che è stata proprietaria della tenuta verso la fine dell'Ottocento. Nella seconda metà del XVI secolo l'area fu pian piano edificata, a partire dalla costruzione del casino voluto da Innocenzo Malvasia. Qualche anno dopo, la tenuta passò nelle mani della famiglia Barberini e poi in quelle degli Sciarra, finché non la acquistò l'ultimo proprietario, George Wurts, nel 1902. Fu proprio quest'ultimo a farla ristrutturare e a ridisegnare il parco, ornandolo con una serie di statue seicentesche e settecentesche, una grande voliera, un tempietto ed un castelletto dalle linee neogotiche. Passeggiando nel parco è possibile scorgere le tracce ancora evidenti della dedizione e della passione con cui l'ultimo proprietario della villa si occupò di questa splendida proprietà situata proprio al centro di Roma. Wurts e sua moglie arricchirono il giardino con molte essenze arboree rare, tra cui palme, cedri e ginkgo biloba, molti dei quali sono ancora presenti e garantiscono un po' di riparo durante le giornate estive più calde. Al contempo, nei giardini furono introdotti numerosi esemplari di pavone bianco, tanto che la tenuta fu ribattezzata "la villa dei pavoni bianchi". Due anni dopo la morte di George Wurts, sua moglie, per riconoscenza verso la città di Roma, decise di donare la villa allo Stato italiano, chiedendo che questa fosse trasformata in un parco pubblico liberamente accessibile. Nonostante la poca attenzione delle istituzioni nei confronti di questa meravigliosa gemma, il parco continua ad incantare le decine di avventori che ogni giorno scelgono di trascorrere qualche ora al suo interno.

Le varie zone di cui si compone il parco di Villa Sciarra
Alcune iscrizioni testimoniano che nell'area su cui è stata costruita la villa anticamente insisteva un luogo di culto databile al I secolo d.C. Tracce del santuario sono visibili ancora oggi e si dividono in tre settori principali: un cortile rettangolare e due ambienti laterali, nei quali sono state rinvenute molte sculture, tra cui una statua egizia in basalto nero ed una statuetta di Bacco con il volto e le mani dorate. La storia recente di villa Sciarra comincia però molto più tardi e precisamente nel XV secolo, quando il primo edificio fu costruito sul limitare di una vigna appartenente alla chiesa di Santa Maria ad Martyres. Dopo essere passata di mano in mano, nel 1653, la villa acquisì ancora più importanza, poiché da extraurbana divenne urbana, in seguito alla realizzazione delle mura del Gianicolo. Dopo le sistemazioni volute dalla famiglia Barberini, nel 1849 la villa divenne il teatro di battaglia degli scontri tra le truppe di Garibaldi e l'esercito francese guidato dal generale Oudinot: i danni riportati dalla villa e dal parco furono molto gravi e vennero parzialmente sanati dal principe Maffeo II Sciarra il quale, in seguito ad alcune speculazioni finanziarie errate, perse tutto il suo patrimonio e con esso la tenuta. Una parte del parco divenne di proprietà del comune di Roma e fu resa superficie edificabile, mentre il resto fu destinato alla collettività.

Nel 1902, come detto, l'area fu acquistata dagli ultimi proprietari: George Wurts e la ricca moglie Henrietta Tower, i quali ordinarono la ristrutturazione del complesso, che acquisì uno stile neo-rinascimentale pienamente in accordo con i canoni estetici dell'epoca. La visita della Villa comincia dall'ingresso principale situato all'interno di piazzale Wurts, presso il quale figura anche la Fontana dei Faunetti, che accoglie i visitatori con le sue vasche e i due fauni impegnati a giocare con la capretta. Presso il secondo ingresso (quello situato in largo Minutilli) sorge la Fontana dei Fauni, formata da un grande bacino semicircolare, nel quale figurano alcune statue raffiguranti piccoli fauni. La palazzina ha conservato inalterata la sua pianta originaria ed è costituita da una facciata con tre arcate e un portico; da qui si accedeva al cortile interno, trasformato nel 1932 in una biblioteca. L'edificio culmina in una splendida terrazza, affiancata da una torretta e da cinque grandi sculture: quattro di queste raffigurano i continenti e l'altra le fasi del giorno. Nello spiazzale situato di fronte all'edificio vi sono altre due fontane: quella delle Passioni Umane (o dei Vizi) e quella del Biscione (o dei Putti). Splendida l'esedra arborea ad emiciclo costituita da piante di lauro, tra le quali sono state ricavate dodici nicchie che contengono altrettante sculture raffiguranti i mesi dell'anno. Tra queste vi sono siepi e cespugli sagomati che acquisiscono forme fantastiche: anche quest'ultima opera trasmette a pieno l'amore che i coniugi Wurts hanno impresso alla villa.

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28/05/2018
Villa Sciarra RomaIl santuario delle NinfeLa Villa dei pavoni

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