Visitare Roma: Caravaggio e Roma, un rapporto indissolubile attraverso i secoli

Passeggiare per le vie romane, significa respirare a pieni polmoni il profumo dell'arte. La Capitale può essere tranquillamente considerata come una sorta di museo a cielo aperto; è sufficiente bighellonare per la città senza meta per incontrare luoghi meravigliosi che celano al loro interno produzioni artistiche di pregio assoluto. Sul finire del Cinquecento, Roma può essere tranquillamente considerata il centro culturale per eccellenza. Mentre il "Manierismo", alla continua ricerca di significati profondi ed elitari nella sua arte, si stava diffondendo, la Chiesa della Controriforma era alla ricerca di un tipo di propaganda religiosa da attuare attraverso le discipline pittoriche.
Venivano sempre più richieste tele di soggetto religioso di semplice comprensione per il pubblico affinché questo potesse trarre insegnamento dalle immagini. Roma sviluppava così una forte connotazione mecenate, gli artisti migliori si trasferivano nella Capitale ove i prelati erano in grado di offrire loro un lavoro adeguatamente ricompensato. La produzione artistica del periodo adorna Roma di capolavori assoluti e la rende unica al mondo.
Tra gli artisti che decisero di trasferire la propria arte nella Capitale spicca indiscutibilmente la figura tormentata di Michelangelo Merisi la cui storia personale si fonde per un certo periodo di tempo con quella delle città a creare un legame indissolubile.

Il Caravaggio
Il Caravaggio è oggi considerato, dopo anni di oblio e censura, un vero e proprio genio dell'arte pittorica. Animo tormentato e collerico, il Merisi elaborò una forma d'arte assolutamente di rottura rispetto agli standard dell'epoca, in cui la sua rappresentazione umana dei personaggi aveva un carattere di estrema originalità e l'utilizzo innovativo dei chiaroscuri rendeva la tela un palcoscenico di emozioni. Caravaggio arrivò a Roma probabilmente venticinquenne dopo un lungo apprendistato consumato nelle botteghe lombarde e venete. Inizialmente si stabilì in un locale in Via della Scrofa a servizio del laboratorio di Lorenzo Carli prima e del Cesari poi. Dopo una breve malattia che gli valse un ricovero ospedaliero, il Caravaggio ebbe la ventura di incontrare il cardinal Francesco Maria del Monte che rappresentò un vero punto focale nell'esperienza romana del pittore.
Fu infatti grazie al religioso, uomo di cultura vivacissima e mecenate, che il Caravaggio entrò in contatto con i migliori salotti romani; la sua arte rivoluzionaria per l'epoca cominciò ad essere apprezzata da molti e il suo prestigio ebbe a crescere rapidamente. Nonostante il sodalizio tranquillizzante con il cardinal Del Monte, il Caravaggio non mutò mai del tutto le sue abitudini di vita dissipata. Uomo collerico ed animo irrequieto, il pittore era solito frequentare bettole malfamate della Capitale: dedito al gioco e non disdegnando un bicchiere di vino di troppo, fu sempre al centro di risse, denunce e brevi soggiorni dietro le sbarre. L'artista amava girovagare per la città indossando abiti di fattura elegante, ma lisi e consunti recando con sé una piccola spada adatta ai duelli. Frequentatore assiduo di prostitute, ma non trascurando incontri d'amore con giovani ragazzi, il Caravaggio seppe catturare nelle sue tele l'essenza di un'umanità rifiutata e povera realizzando dipinti assolutamente rivoluzionari. In un gioco di luci e ombre innovativo per l'epoca, presero forma le opere più belle del pittore; a lui furono commissionate delle tele atte ad adornare le cappelle più belle degli edifici religiosi del tempo. Molte delle sue opere furono ritenute blasfeme per il realismo estremo dei volti e di particolari delle rappresentazioni: in alcuni casi non ritenute consone dai committenti, furono rifiutate in prima battuta. Intorno al 1600, la vita dissoluta del Caravaggio giunse al culmine tra risse sempre più frequenti e un proliferare di atti violenti; finché nel 1606, in seguito ad una lite durante un incontro di pallacorda, il pittore uccise un tal Ranuccio Tommasoni originario di Terni con il quale non correva buon sangue. Condannato alla pena capitale da eseguire mediante decapitazione, il Caravaggio fu costretto a lasciare Roma e a rifugiarsi a Napoli. Da li a pochi anni avrebbe trovato lui stesso la morte.

Itinerari alla scoperta dei dipinti del Caravaggio
Per scoprire ed ammirare le opere del Merisi a Roma, non è necessario recarsi presso delle pinacoteche; molti dei suoi quadri più belli trovano alloggio all'interno di edifici religiosi e sono di libero accesso. La prima visita obbligata alla ricerca del Caravaggio, vi conduce alla Basilica di Santa Maria del Popolo dove albergano due sue tele pittoriche. Poste nella cappella Cerasi si trovano la "Conversione di San Paolo" e la "Crocifissione di San Pietro". Le tele esposte sono la seconda versione proposta dal pittore poiché, in entrambi i casi, la prima fu rifiutata perchè ritenuta inadatta. Il primo dipinto raffigura San Paolo ai piedi di un cavallo: una luce simbolica avvolge la tela simbolizzando il momento della redenzione. Il secondo quadro, invece, rappresenta Pietro crocifisso: il volto duro quasi imperturbabile davanti al supplizio, regala suggestioni dell'animo. Vicino a Piazza Navona è possibile visitare, invece, la Chiesa di San Luigi dei Francesi che ospita un trittico di tele dedicate a San Matteo assolutamente eccezionali. Si tratta della "Vocazione di San Matteo", il "Martirio di San Matteo" e "San Matteo e l'Angelo". Anche in questo caso, l'ultima tela è un secondo rifacimento; la prima, ritenuta scandalosa, purtroppo è andata perduta durante la Seconda Guerra Mondiale e sono rimaste solo alcune fotografie.
L'ultimo dipinto visibile in una chiesa cittadina è "La Madonna dei Pellegrini" esposta nella Chiesa di Sant'Agostino ed eseguita nel 1604. Presso le varie pinacoteche romane sono sparse numerose altre tele: una tappa obbligata è sicuramente la Galleria Borghese che ne ospita addirittura cinque, di cui una, il "Bacchino malato", potrebbe essere un autoritratto giovanile del pittore. Presso la Galleria Doria Pamphilj, si trova un trittico di opere di cui una la "Maddalena Penitente", destinata in un primo momento a decorare gli alloggi del Cardinal Del Monte, ebbe come modella una prostituta romana. I Musei Vaticani ospitano la "Deposizione del Cristo" unanimemente riconosciuto dagli studiosi come un vero e proprio capolavoro. Nei Musei Capitolini, invece, albergano due tele, di cui una delle numerose rappresentazioni che il Caravaggio fece del Giovanni Battista.
Ospitano tele prestigiose anche alcune dimore nobiliari della Capitale; uno splendido "Giuditta e Oloferne" trova spazio presso Palazzo Barberini insieme al "Narciso" databile intorno al 1599; una versione originale del Giovanni Battista invece è ospitata presso Palazzo Corsini.

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01/04/2019
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