Visitare Roma: la centrale di Montemartini, una bellissima storia di riconversione e riqualificazione

Quando parlate di una vacanza a Roma e della visita ai suoi luoghi di maggiore interesse, pensate immediatamente al Colosseo, a Città del Vaticano e a numerose altre attrazioni di pregio artistico e culturale. Ma la città capitolina può essere davvero considerata un museo a cielo aperto e forse non tutti sanno che lungo le sue strade sono presenti anche diversi esempi di luoghi che attualmente meritano di essere visitati pur se in origine avevano una destinazione diversa. Un esempio tipico è rappresentato dalla centrale di Montemartini che può essere considerata una bellissima storia di riconversione che ha permesso di integrare alla perfezione arte classica e archeologia industriale. Scopriamo insieme quali sono stati i passi di questa particolare riconversione.

Come nasce la centrale di Montemartini a Roma Ostiense
L'inaugurazione della centrale termoelettrica di Montemartini è datata 30 giugno 1912 e rappresenta la prima testimonianza di centrale di tipo pubblico con la finalità di produrre energia elettrica effettuata dall'allora Azienda Elettrica Municipale, ossia l'attuale ACEA. Il nome di questa centrale deriva dal fatto che fu intitolata a Giovanni Montemartini, uno dei più autorevoli e preparati economisti italiani e promotore della teoria del movimento delle municipalizzazioni delle aziende di servizi ad interesse pubblico. La ditta dell'ingegner Bollinger di Milano si occupò della costruzione della centrale, utilizzando prevalentemente come materiale di base il cemento armato, e fu eseguita su un'area di oltre 20000 metri quadrati tra la via Ostiense e l'ansa che il fiume Tevere genera in sua prossimità. Una delle principali caratteristiche che risulterà immediatamente ai vostri occhi è rappresentata dalla maestosità della centrale che, nelle intenzioni degli ideatori, avrebbe dovuto manifestare la capacità dell'azienda municipalizzata di essere in grado di produrre in autonomia i servizi di cui i cittadini avevano bisogno. Ma analizzando anche l'architettura interna, potrete osservare come le esigenze funzionali vengono completamente integrate con un discreto senso estetico. Questi due aspetti si possono notare in diversi particolari quali le lunghe pareti interne dove sono presenti dei pilastri che sorreggono il solaio al centro del quale è presente un lucernario, oppure nel terrazzo che favorisce l'isolamento termico, o nelle aule interne distinte in base al macchinario che avrebbe dovuto ospitare.

Ancora un po' di storia sulla centrale di Montemartini
Quella fascista è stata un'epoca che ha apportato diversi miglioramenti alla centrale di Montemartini. Già nel 1933, fu lo stesso Benito Mussolini a inaugurare due nuovi e potenti motori diesel per produrre energia elettrica e a realizzare un nuovo pavimento ricco di mosaici per esaltare ulteriormente l'aspetto estetico. Il potenziamento della centrale continuò anche successivamente per far fronte ai maggiori consumi energetici previsti con l'organizzazione dell'Esposizione Universale che però non avvenne a causa degli eventi bellici sopraggiunti. Proprio durante la guerra, in seguito ai bombardamenti, subì lievi danni ma la produzione di energia continuò, anzi aumentò nel periodo immediatamente successivo alla liberazione, facendosi carico delle esigenze energetiche della città. La centrale di Montemartini terminò di produrre energia elettrica nel 1963 poiché l'impianto risultava ormai obsoleto e non era conveniente eseguire ulteriori investimenti di capitali e risorse.

Come avvenne il recupero della Centrale di Montemartini
Per circa 20 anni, la centrale di Montemartini rimase completamente abbandonata. Il recupero fu voluto fortemente dall'ACEA che avrebbe voluto utilizzare gli spazi della centrale per realizzare un centro polifunzionale destinato al settore terziario. Iniziarono così i lavori di ristrutturazione, che interessarono principalmente la sala macchine e quella caldaie, rispettando forme, decorazioni e macchine originali e riproponendo la turbina a vapore originaria del 1917. Ma il vero e proprio salto di qualità che ha dato avvio al progetto di riconversione e recupero della centrale di Montemartini è avvenuto nel 1997.
In quell'anno, infatti, i Musei Capitolini furono oggetto di un'ampia ristrutturazione per cui, parte delle sculture in esposizione nelle stanze della struttura, dovevano essere temporaneamente spostate in altra sede. Si scelse quindi di posizionare circa un centinaio di sculture all'interno della sede della centrale di Montemartini. L'occasione fornita dalla ristrutturazione dei Musei Capitolini fu colta al volo per organizzare anche una mostra, intitolata Le macchine e gli Dei, che rappresentava il primo esempio di interazione tra archeologia classica e un tipo di archeologia che possiamo definire industriale. La mostra mise in risalto un particolare contrasto tra gli impianti produttivi della vecchia centrale di Montemartini accanto ai quali furono posizionate le sculture provenienti dai Musei Capitolini, nonché monili, manufatti e oggetti rinvenuti durante alcuni scavi effettuati tra la fine dell'Ottocento e gli anni Trenta del Novecento. Fu creato in tal modo un percorso artistico che partiva dall'antica città romana dell'epoca repubblicana per arrivare poi fino all'età imperiale. Tutta l'organizzazione, con l'allestimento delle sale, il restauro delle macchine e l'organizzazione di una sezione didattica, furono interamente a carico dell'ACEA.
L'iniziativa riscosse un ottimo successo di pubblico, anche grazie alla particolare sede museale e il buon esito della manifestazione, nonostante il rientro nella sede originaria dei Musei Capitolini di un buon numero di sculture, convinse ACEA e gli organizzatori a continuare su questa strada.
Oggi, infatti, avrete la fortuna di ammirare all'interno delle sale della centrale di Montemartini alcune delle sculture rimaste e tutte le collezioni di nuova acquisizione dei Musei Capitolini. Gli spazi interni sono continuamente oggetto di studio per ricercare e trovare nuove soluzioni espositive per esaltare al meglio sia gli oggetti in mostra che gli ambienti interni e per assicurare un'interazione stretta tra il museo e l'antico tessuto urbano di Roma.
Il museo permanente della centrale di Montemartini ha permesso, inoltre, di procedere ad una importante riqualificazione della zona ostiense che, partita con questa riconversione, ne sta avviando un'altra e precisamente quella della vecchia zona industriale che dovrà diventare un nuovo polo culturale in grado di attirare flussi maggiori di visitatori. Questo progetto riguarderà il Gazometro, il Mattatoio, lo stabilimento dell'ex Mira Lanza e dei Mercati Generali, e prevede anche l'integrazione delle sedi universitarie di Roma 3 e la realizzazione del nuovo complesso di Città della Scienza.

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21/03/2019
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