I segreti del Pantheon, monumento unico al mondo dove il tempo sembra essersi fermato

Il Pantheon, monumento simbolo di Roma che ha attraversato i secoli

In pieno centro storico a Roma, passeggiando nel rione Pigna a poche decine di metri da Campo de' Fiori, via del Corso e Piazza Venezia, trovate il Pantheon, un edificio straordinario sotto tutti i punti di vista. Ha attraversato i secoli, è passato praticamente indenne a guerre, rivoluzioni, invasioni e secoli bui. E' nato come tempio per tutti gli dei e oggi è una basilica cristiana, una delle più antiche e suggestive di tutta la capitale. Sorge in Piazza della Rotonda, nei pressi di numerosi bar e ristoranti, in cui potrete degustare l'ottima cucina romana ammirandone la bellezza senza tempo. Nonostante siano passati più di 2 millenni da quando è stato edificato, e nonostante abbia cambiato destinazione d'uso, la sua struttura è rimasta pressoché invariata, fedele al progetto originario. E' un fatto più unico che raro in una città come Roma, dove tantissimi edifici, se sono sopravvissuti alle rivoluzioni urbanistiche, sono stati completamente modificati in favore dei più moderni canoni stilistici che si sono susseguiti nelle diverse epoche.

L'origine del Pantheon
Il Pantheon è stato voluto nel 27 a.C. dal Console romano Marco Vipsanio Agrippa, genero dell'imperatore Augusto, nonché suo architetto di fiducia. La realizzazione fu curata da Lucio Cocceio Aucto, architetto che lavorava per Agrippa, lo stesso che realizzò una delle opere imperiali più imponenti di sempre, il Portus Iulius di Pozzuoli. Il Pantheon sorse al centro del Campo Marzio, un'area ben più ampia di quella attuale. Purtroppo, la costruzione voluta da Agrippa fu oggetto di un incendio nell'80 d.C., successivamente al quale Domiziano effettuò un primo importante restauro ma un fulmine nel 110 d.C. lo distrusse definitivamente.

L'imperatore Adriano, conosciuto per amare le costruzioni monumentali, nel 120 d.C. decise di riedificare il Pantheon, senza tuttavia seguire il progetto originario. Infatti, il tempio voluto da Agrippa aveva una base rettangolare, dove la larghezza era superiore alla lunghezza. Le basi dell'edificio originario si trovano a circa 2,5 metri di profondità rispetto alla struttura attuale e, purtroppo, non potrete ammirarle. I suoi sotterranei sono dei cunicoli scavati nella roccia, dove furono realizzate anche alcune catacombe cristiane. E' interessante però sapere che il Pantheon di Agrippa era orientato verso sud, quindi opposto rispetto a quello di Adriano, e davanti al suo ingresso principale si apriva un pronao lungo ben 21 metri. Pare che questo tempio era a uso privato di Agrippa, quindi escluso dalla res pubblica. Se leggete alcuni passi del Naturalis Historia scritto da Plinio il Vecchio, che ebbe l'onore di visitare personalmente il Pantheon di Agrippa, potete farvi l'idea di come fosse in origine questo capolavoro di architettura, dove pare si ergessero capitelli in bronzo di Siracusa. Dell'edificio originario di Agrippa, l'unico elemento che potrete ammirare è l'iscrizione, che Adriano scelse di ricollocare nel pronao, in segno di ammirazione e di riconoscenza nei confronti di colui che aveva realizzato il primo edificio.

Il pronao del Pantheon di Adriano
Salite i pochi gradini che portano dalla piazza all'ingresso del Pantheon: vi troverete nello splendido pronao, il porticato a 16 colonne in granito il cui spazio interno a sua volta è diviso da altre 8 colonne, poste in file da due, che creano 3 navate in corrispondenza degli ingressi al Tempio. Già da questo spazio avrete l'idea della grandezza e dell'imponenza del monumento: i pavimenti in marmo del pronao, realizzati con un disegno geometrico a cerchi e a quadrati, sono ancora quelli voluti da Adriano nel 120 d.C. e sembra quasi impossibile che siano riusciti a giungere perfettamente intatti fino a noi, nonostante tutto. L'unica nota negativa è che purtroppo, nel corso dei secoli, gli originali gradini in travertino sono stati metodicamente coperti da strati di cemento e di bitume, a causa dei lavori di rifacimento del manto della piazza. E' un vero peccato, perché se fosse rimasta l'altezza originale dal suolo, il Pantheon avrebbe avuto ancora oggi la sua monumentalità imponente.

Dal pronao alla cella, passando per l'avancorpo
Nel suo progetto, Adriano aveva previsto che tra la cella, ossia il vero luogo sacro del tempio, e il pronao, ci fosse un avancorpo. Infatti, una volta superato l'ingresso dal pronao vi ritrovate in un ambiente immenso in mattoni, sorretto da due colonne di dimensioni importanti e, superata una porta, sarete davanti a quello che è il vero cuore di questo monumento: la cella. Questa è la famosa rotonda del Pantheon, forse il suo elemento più conosciuto e se alzate gli occhi al cielo capite perché. La cupola è un elemento architettonico straordinario: è realizzata in campata unica e ha un diametro di oltre 43 metri. Le decorazioni sono affidate a 5 ordini di 28 cassettoni, per dare una maggiore idea di profondità e garantire l'illusione ottica prospettica, questi sono di dimensione decrescente man mano che ci si avvicina al vertice, rappresentato dall'oculo, il che vi fa sembrare la cupola ancora più alta e ampia di quanto non lo sia già. L'oculo è aperto, non ha protezioni così come in origine ma, anche se piove e voi siete all'interno, non vi arriverà una sola goccia d'acqua. Sapete perché? I romani erano dei veri esperti di fisica e hanno realizzato questa cupola sfruttando le correnti ascensionali che si generano al suo interno, che miniaturizzano le gocce d'acqua impedendo a chi sta dentro di percepirne la presenza. Inoltre, ai lati e al centro della rotonda sono presenti dei micro-fori che impediscono la formazione delle pozzanghere all'interno.

Una domanda vi sorgerà spontanea quando ammirerete la cupola: come fa a resistere da così tanto tempo, essendo stata realizzata in campata unica? Gli architetti e gli ingegneri di Augusto avevano pensato a tutto e la cupola è stata progettata seguendo il principio dell'alleggerimento man mano che ci si avvicina all'oculo: alla base, infatti, è stato utilizzato un calcestruzzo con scaglie di mattoni, poi un calcestruzzo con scaglie di tufo e, nella zona intorno all'oculo, un particolare calcestruzzo miscelato alla lava vulcanica, con un peso molecolare molto più basso rispetto a quello della base. Una sorta di armatura è presente solo all'esterno, dove un muro circonda una parte della cupola, nascondendola quasi. La cupola, quindi, è perfettamente bilanciata ed è proprio questo il segreto della sua straordinaria durata, che non si riscontra in nessun altro monumento di età imperiale e non. Il Pantheon ha superato innumerevoli fenomeni geofisici e meteorologici ed è l'unico monumento di Roma che potete ancora ammirare così come lo vedevano gli antichi. Non è straordinario? Visitandolo non potrete rendervene conto, ma l'altezza interna massima della cella, quindi della rotonda, corrisponde esattamente al diametro della cupola, segno che i romani, in quanto a calcoli, ci sapevano fare. Inoltre, facendo un discorso prettamente geometrico, si può dire che la cella sia costituita da un cilindro sul quale poggia una semisfera, che sarebbe la cupola. L'altezza del cilindro è esattamente pari alla dimensione del raggio della cupola. La numerologia e l'astronomia erano due temi già cari ai romani: durante l'equinozio di primavera, allo scoccare della mezzanotte, la luna si trova in posizione esattamente perpendicolare all'oculo. Inoltre, il 21 aprile, che è il giorno del Natale di Roma, a mezzogiorno il sole entra dall'oculo e colpisce il portale d'accesso.

Le leggende intorno al Pantheon
Così come tutte le altre chiese di Roma, così come tutti gli edifici di Roma Antica, anche il Pantheon alimenta da sempre miti e leggende, talvolta surreali, talvolta realistiche. La più famosa è quella cristiana, che si rifà al momento in cui, nel VI secolo, il Pantheon passò dall'essere un tempio pagano a un luogo sacro per la religione cattolica, diventando la Basilica collegiata di Santa Maria ad Martyres. La cerimonia per la consacrazione è una delle più solenni che siano mai state realizzate, forse per l'importanza e la grandezza del sito: durante la celebrazione, infatti, 28 carri (il numero perfetto per la tradizione romana, che ricorre anche nel numero dei cassettoni della cupola) scaricarono le ossa dei martiri recuperate dalle prime catacombe cristiane.
Nel momento in cui vennero scaricate le ossa, i presenti videro scappare 7 demoni, un numero non causale, visto che 7 erano gli dei a cui Agrippa prima e Augusto poi consacrarono il Pantheon. Lo stesso diavolo, in quel momento, secondo la leggenda cercò di scappare dal tempio, colpendo con le corna la cupola e creando quindi l'oculo, che in origine sarebbe stato coperto da una pigna d'oro (ricordate che il Pantheon sorge nel rione Pigna?)

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11/08/2017
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